Iene, narcisi e filistei; Andrea Mennini Righini

Iene, narcisi e filistei; Andrea Mennini Righini

Iene, narcisi e filistei Book Cover Iene, narcisi e filistei
Andrea Mennini Righini
Echos edizioni
15/11/2018
208

Sinossi

Iene, narcisi e filistei conta venti racconti brevi e meno brevi volti a investigare e drammatizzare l'ordinaria ipocrisia dell'essere umano. C'è posto per l’attempato avvocato che tenta di abbordare una ragazzina sull’autobus, la nonnina truffata da finti carabinieri, il peccatore redento che si finge disabile per evitare la multa, il capitano di ventura che s’innamora del suo nemico e il primario che perde la testa e la dignità per una diagnosi sbagliata. E si parla anche di un omicidio in convento, di uno strozzino idealista e di logge massoniche di periferia... Donne e uomini che combattono contro sé stessi e i propri difetti soverchianti, senza mai affrancarsi o elevarsi dalla comoda e comune miseria cui sono abituati.

Iene, narcisi e filistei; Andrea Mennini Righini ci regala venti racconti brevi e meno brevi volti a investigare e drammatizzare l’ordinaria ipocrisia dell’essere umano.

I racconti sono tornati di moda, anche in Italia. Soprattutto racconti di genere, improntati su trame oscure o sconcertati, sulla sperimentazione o la ricerca di nuovi mondi espressivi. Invece, i venti racconti raccolti da Andrea Mennini Righini in Iene, narcisi e filistei (edito da Echos Edizioni) tornano al consueto, osando un confronto con il tenore più classico della novella, concentrandosi su brevi narrazioni di carattere morale e immorale, i cui protagonisti sono uomini ridicoli, meschini, colpevoli e corrotti: in due parole, profondamente umani.

Ognuno di questi racconti lascia al lettore un’impressione generale di amarezza, un senso quasi impalpabile di sconfitta, strettamente legata all’atmosfera tragica della nostra epoca, di un mondo dove tanti piccoli fatti contraddittori e vergognosi coesistono e si sviluppano indisturbati, senza in fondo significare gran che. Quasi tutto, attraverso gli occhi di Andrea Mennini Righini, appare risibile, squallido, degradante e al tempo stesso eternamente uguale, irrimediabile e sfuggente a un giudizio ultimo. Forse la morale è che siamo tutti colpevoli e, per istinto, tutti criminali con parecchi scheletri nell’armadio.

Il secondo racconto di Iene, narcisi e filistei parla per esempio di un avvocato di mezz’età che si reca al tribunale utilizzando i mezzi pubblici. Ci viene presentato come un uomo sicuro di sé e del proprio fascino, attento all’apparenza, persino vanitoso, e infastidito dal disordine e dalla sciatteria delle persone che viaggiano con lui sul bus. Poi però il maturo avvocato vede una ragazzina e se ne innamora all’istante. E basta questo a trasformarlo in un goffissimo e disgustoso molestatore da autobus.  

Iene, narcisi e filistei; Andrea Mennini Righini ci regala venti racconti brevi e meno brevi volti a investigare e drammatizzare l’ordinaria ipocrisia dell’essere umano.

Qualcosa di simile succede nel racconto intitolato “Com’era verde la mia valle” dove conosciamo un signore che avanza con la sua vettura ibrida in un bosco, con gli occhi e il cuore pieni di gratitudine e ammirazione nei confronti della natura. Dopo qualche pagina di incantata esaltazione dell’ambiente incontaminato, il protagonista inizia a sversare i suoi rifiuti pericolosi nel ruscello che attraversa il bosco.

Lo schema è più o meno questo in tutti i racconti di Iene, narcisi e filistei, il cui principale difetto è appunto la prevedibilità dinamica. Ciò non significa che manchino le sorprese, anzi ce ne sono in ogni racconto, ma il lettore più raffinato capirà presto il meccanismo interno della raccolta.

Il valore della collezione resta comunque alto. Andrea Mennini Righini è severo, pessimista, tanto sulla nostra epoca che sull’uomo in generale. Ma comunque sa trattare con sensibilità tutti i suoi personaggi, e forse sa anche perdonarli. Come a suggerire che non c’è davvero un libero arbitrio, ma siamo tutti destinati a essere falsi, egoisti e tristi, e che quindi siamo tutti innocenti.

La forma, semplice, chiara ma non piatta, della scrittura di Andrea Mennini Righini è, in fin dei conti, un invito a leggere altri racconti. Qui dentro c’è l’eco di Maupassant e di Flaubert. E ci sono anche un paio di esperimenti interessanti con la lingua (come quando l’autore imita lo slang di un giovane trapper o quando gioca con l’arcaismo e il tono boccaccesco in un racconto ad ambientazione medievale). E chiuso il libro, si continua a pensare al destino, tragicomico e grottesco, dei personaggi con cui abbiamo avuto a che fare.

Recensione a cura di: Gino Della Mirandola

Appassionato di racconti? Prosegui la lettura con Racconti da ridere  di Marco Rossari. 🙂


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