Viva la Vida! – Pino Cacucci

Viva la Vida! – Pino Cacucci

Viva la vida! Book Cover Viva la vida!
Pino Cacucci
Fiction
Feltrinelli
14/01/2014
77

Sinossi

Si tratta di un monologo che mette in scena l'appassionata esistenza di Frida Kahlo "detta" dalla protagonista dal vertice estremo dei suoi giorni. Mentre corre verso la morte, Frida torna ai patimenti della sua reclusione forzata (ripetutamente ingessata e condannata all'immobilità), ai suoi lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, alla sua relazione con Diego Rivera. In poche pagine c'è il Messico, c'è il risveglio dell'immaginazione, c'è la storia di una donna, c'è la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. La sintesi infuocata di un'esistenza.

Viva la Vida! Un tormentato ed energico monologo, scritto ed ideato da Pino Cacucci, per entrare nel vivo in quelli che dovevano essere i pensieri di  una delle più celebri pittrici del XX secolo; Frida Kahlo.

Se Frida Kahlo fosse ancora viva, cosa penserebbe? Cosa farebbe? Cosa ci direbbe? Se vi siete posti una di queste domande almeno una volta nella vita, vi consiglio di leggere questo infuocato monologo  colmo di energia, proprio com’era lei.

Pino CacucciPino Cacucci è nato ad Alessandria nel 1955. Noto scrittore e sceneggiatore italiano, nella sua vita ha viaggiato moltissimo, concentrando la sua attenzione sopratutto in Messico (dove ha anche abitato per lungo tempo). Tracce della sua passione per questo luogo magico e magnetico le troviamo in svariati romanzi scritti da lui in passato: Puerto Escondido ( da cui è stato poi tratto l’omonimo film con Valeria Golino, Claudio Bisio e Diego Abatantuono), Gracias Mexico, Sotto il cielo del Messico e La Polvere del Messico. Ha vinto inoltre il premio “Pluma de Plata Mexicana” per il miglior reportage straniero sul Messico.

Da sempre estimatore dei personaggi storici un po’ “sventurati”, nel 2010 ha deciso di dare risalto alla figura di Frida Kahlo, nota pittrice surrealista messicana, con il monologo contenuto all’interno del libro Viva la Vida. Un intenso dialogo tra sé e sé, infuocato, malinconico, poetico ed a tratti ironico, in cui l’artista si confessa e riflette su ciò che è stata  e sarà la sua vita, il suo tempestoso rapporto con Diego Rivera, la sua passione per la politica, i suoi intensi incontri con artisti di ogni tipo e l’amore per la pittura. In poche pagine entriamo a stretto contatto con un personaggio eccezionale che, a fine romanzo, sembrerà quasi un’amica alla ricerca di qualche parola di conforto e sostegno.

Ecco a voi qualche estratto:

…quando i bambini mi gridavano “Frida pata de palo”, Frida zampa di legno, perché zoppicavo per la poliomielite. Con la gamba che adesso non ho più. 

Ma a che mi servono le gambe, se ho ali per volare.

e ancora:

…e la vita scorreva, apriva sentieri, e non è mai vano percorrerli. Ma fermarsi lungo il sentiero genera smarrimento, ed è da lì che nasce la tristezza, la desolazione, perché tutti vorremmo essere la SOMMA e non un SINGOLO numero sconosciuto.

Personalmente ho divorato questo libro con ingordigia, con la voracità di chi vuole sapere, vuole scoprire cosa e chi si nascondeva dietro quelle due lunghe e folte sopracciglia e nel profondo di quei due occhi neri come la pece. Credo che solo capendo la sofferenza di Frida Kahlo, la rabbia, l’amore ed il fuoco perpetuo che animava questa artista unica nel suo genere, sia poi possibile leggerne l’arte. Ogni quadro, ogni tratto, ogni personaggio ed oggetto che popola le sue tele ha un motivo ed un senso ben specifico, questo libro è senz’altro ciò che serve per riuscire a leggerla sotto molteplici punti di vista.

Perché Frida era così: “una bomba avvolta in nastri di seta”, come la definì Andrè Breton. Ribelle in ogni gesto e sovversiva in ogni pensiero, convulsamente bella di una bellezza a moti incomprensibile. Frida dalla voce profonda e dalla risata dirompente, Frida dagli occhi perforanti, eternamente vivi, che non si sono mai chiusi, che sono rimasti fissi su di noi che la guardiamo negli autoritratti, perché, come ha “dipinto” sul suo diario poco prima di quel 13 luglio 1954, “continuerò a scriverti on i miei occhi. Sempre”.

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