Van Gogh: la follia di un genio incompreso

Van Gogh: la follia di un genio incompreso

Van Gogh. Tutti i dipinti Book Cover Van Gogh. Tutti i dipinti
Rainer Metzger, Ingo F. Walther,
Art
2015
744

Sinossi:

La storia di Vincent van Gogh (1853-1890) è una delle più crudelmente ironiche della storia dell'arte. Al giorno d'oggi l'artista è ampiamente considerato uno dei pittori più importanti di tutti i tempi, e le sue opere vengono esposte in mostre che fanno registrare il tutto esaurito, fanno parte delle collezioni dei più importanti musei e vengono battute alle aste per cifre record di decine di milioni di euro. Tuttavia, mentre dipingeva quelle opere destinate a diventare capolavori assoluti della storia dell'arte, Van Gogh doveva combattere non solo contro il disinteresse del pubblico contemporaneo ma anche contro i devastanti assalti della malattia mentale, con episodi di depressione e ansia paralizzanti che lo condussero infine al suicidio nel 1890, poco dopo il suo 37° compleanno. Questo studio ampio e onnicomprensivo dedicato a Vincent van Gogh associa una monografia dettagliata, che ne prende in esame la vita e le opere, a un catalogo completo dei suoi 871 dipinti.

Pennellate decise e corpose, virgole che si armonizzano con spirali e puntini dai colori spesso antinaturalistici, il desiderio di trasmettere l’emozione dei luoghi, più che la perizia tecnica, sono i tratti caratteristici delle opere di Van Gogh.

Scriveva infatti l’artista ad un amico: “…lo scopo e il non plus ultra dell’arte consistono forse nelle curiose macchie di colore e nella fantasia del disegno che si chiamano -eleganza della tecnica-? Certamente no… ciò significa che bisogna sacrificare la tecnica, allo scopo di dire meglio, più esattamente e più sinceramente ciò che si ha da dire….”

Personalità irrequieta e dall’animo tormentato da paure e sensi di colpa, artista unico nel suo genere, rivoluzionario ma senza seguito, è stato tenuto ai margini dagli artisti e dalla società del tempo che non ne riuscivano a recepire il valore. Ci può infatti sembrare paradossale pensare che Van Gogh nella sua vita riuscirà a vendere (ad un’amica) un solo quadro (“La vigna rossa” ora al Museo Puškin di Mosca), quando oggi possiamo ammirare le sue opere al bellissimo Museo di Amsterdam a lui dedicato, meta di milioni di visitatori.

È singolare notare come l’artista inizialmente non manifesti nessun interesse particolare. Lavorando però come apprendista presso una multinazionale di arte, troverà una pubblicazione che attirerà la sua attenzione: un corso di disegno!…entusiasta inizierà a disegnare incessantemente e si dimetterà dal lavoro anche se per guadagnarsi da vivere era costretto a fare le cose più varie (l’insegnante, il commesso), fino al momento in cui il fratello Theo (disposto ad aiutarlo finanziariamente) lo spingerà a concentrarsi solo sulla pittura.

Van Gogh - I mangiatori di patateQuando iniziò a dipingere ad olio, Van Gogh amava rappresentare la campagna e i contadini che vi lavoravano, colti nel loro realismo più crudo, come nessuno aveva mai osato prima, dando vita ad un vero e proprio capolavoro: “I mangiatori di patate” e scriveva: “Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente che alla luce di una lampada mangia patate servendosi del piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute…” Scriveva poi alla sorella molti anni dopo l’esecuzione del dipinto: “Quello che penso del mio lavoro è che le scene di contadini che mangiano patate…sono ancora, dopotutto, il meglio che ho fatto”. Si tratta di una rappresentazione dai toni scuri, rischiarata solo da una flebile luce, dove i contadini appaiono rozzi e sporchi.

van goghIn contrasto con la tavolozza de “I mangiatori di patate” sono i toni vivaci dei dipinti del soggiorno ad Arles, “dove…” scriveva alla sorella: “…c’è ancora più colore, più luce”. Qui prese in affitto una casa: la Casa Gialla, soggetto di un suo famosissimo quadro. Qui ospitò Gaugin con cui ebbe un contrastato rapporto di amicizia. A tal proposito, al culmine di una lite fra i due artisti, Van Gogh si mutilò un orecchio che consegnò ad una prostituta.

Ad Arles Van Gogh amava dipingere immerso nella natura e, critico nei confronti di chi dipingeva in atelier, scriveva in una lettera: “Sono talmente nauseato da tutti i quadri esotici dipinti in studio! Ma andate un po’ a sedervi fuori! Dipingete sul posto! Vi capiteranno ogni sorta di avventure! Per esempio sulle quattro tele che riceverai ho dovuto togliere almeno un centinaio di mosche, forse anche di più…”

È proprio fra i campi che egli amava tanto rappresentare, che un giorno, attanagliato dalle sue angosce che lo tormentavano tra alti e bassi da una vita, uscito per dipingere, si sparò un colpo in pieno petto, ma ebbe la forza di tornare a casa, e morì dopo due giorni.

In realtà Van Gogh, instabile emotivamente, ha sempre cercato (anche se non ci riuscì) qualcosa che lo riscattasse da questo suo stato. Così si innamorò prima della cugina (non corrisposto), poi di una prostituta: Sien (incinta e già madre di una bambina, andrà a vivere con lui e diventerà la sua modella) e infine di un’italiana: Agostina, modella e proprietaria di un caffè a Parigi (storia di pochi mesi).

Questo artista geniale, tanto tormentato e bistrattato in vita, morto suicida nella totale disperazione, è vivo più che mai fra di noi oggi quando, ammirando i suoi capolavori al Museo di Amsterdam, ci sembra di rivederlo ancora con il suo cavalletto immerso nella natura e con il vento che muove le spighe di grano.

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