Speciale Tempo di libri: Simona Maggiorelli e Sara Rattaro

Speciale Tempo di libri: Simona Maggiorelli e Sara Rattaro

Speciale Tempo di libri: durante il programma “Mille e un libro” Simona Maggiorelli e Sara Rattaro ci parlano dei loro libri, e noi vi diciamo la nostra!

simona maggiorelli attacco all'arteSimona Maggiorelli è una giornalista professionista, ha lavorato come critico d’arte per quotidiani come Liberazione, Il Giornale, La Nazione e Europa. Attualmente è la direttrice responsabile del settimanale Left.

Il suo ultimo saggio, Attacco all’arte, è un testo che ci sentiamo di consigliare a cuore aperto. Si tratta di un libro che risponde a tante domande, ma sopratutto ad una:  perchè l’arte ha da sempre tanti nemici? Perché l’arte, in tutte le sue forme, stimola da sempre il pensiero umano, è cibo per la mente, non solo rappresenta la nostra evoluzione ma addirittura stimola quest’ultima. L’arte tiene traccia di chi siamo, e ci fa capire dove stiamo andando. Proprio per questo motivo l’arte fa paura, sopratutto a chi non ha interesse a far sì che le persone pensino con la propria testa.

Il linguaggio silenzioso delle immagini è sempre stato guardato con sospetto nella storia occidentale. E in ogni caso considerato inferiore, rispetto a quello cosciente e articolato che si esprime attraverso la phonè. Nonostante secoli di pittura e di scultura, nonostante tanti artisti geniali, il linguaggio per antonomasia, è sempre stato quello verbale o, al più, la scrittura. Così affermano la storia della filosofia e i tre monoteismi. Tanto che, in epoche diverse, il linguaggio delle immagini è stato ripetutamente attaccato per motivi ideologici e religiosi. Ne è stato negato il valore umano universale; è accaduto fin dalla nascita del logos che con Senofane ostracizzava le figure della mitologia e con Platone condannava la pittura come falsificante calco del vero.

Religione e ragione sembrano essere sempre andate perfettamente all’unisono nel condannare la realtà umana non cosciente, la capacità di immaginare che si esprime nei sogni (mandati dagli dèi secondo i Greci, dal diavolo secondo Agostino), nel denigrare o cercare di controllare la fantasia degli artisti che parlano attraverso un linguaggio non razionale, di forme e colori.

Simona Maggiorelli in Attacco all’arte racchiude non solo il vero senso dell’arte, ma anche un affascinante viaggio attraverso le epoche e la storia mondiale. Potrebbe infatti essere utilissimo anche a livello scolastico perchè non si tratta di eventi e dati sviscerati in ordine cronologico, l’autrice riesce ad instillare nel lettore il bisogno di pensare e di riflettere su ciò che sta leggendo. Vengono, per esempio, fatti nomi di persone che hanno sacrificato la loro vita per difendere l’arte, per difendere la storia. Khaled al-Asaad, archeologo siriano, nel 2015 viene ucciso dai alcuni  miliziani dell’Isis perchè si rifiuta di indicargli dove sono nascosti importanti reperti romani; questi sono eroi. Leggendo Attacco all’arte ci rendiamo conto di quanto la nostra società funzioni tutta al contrario, portandoci spesso ad adulare soggetti che l’eroismo non sanno nemmeno cosa sia.

Interessantissimo poi il capitolo in cui Simona Maggiorelli si chiede “come avviene il riconoscimento sociale dell’arte?” Una di quelle domande che anche io mi sono posta spesso entrando in un museo di arte moderna. Attraverso varie testimonianze ci spiega come sia tutto frutto di una complessa macchina organizzativa invisibile ai nostri occhi, ma decisamente molto potente.

Il sociologo Alessandro Dal Lago che, con l’artista Serena Giordano, ha scritto Mercanti d’aura (2006) e altri saggi dedicati a questo tema mi ha risposto così: «Il riconoscimento viene dagli addetti professionali dell’Art World, dai galleristi, collezionisti, artisti, media, critici e da quella particolare genìa cresciuta a dismisura negli ultimi trent’anni che sono i curatori un po’ manager, un po’ comunicatori, un po’ ideatori di mostre.

Ovviamente il mercato cerca di appropriarsi di qualsiasi novità, come dimostra la Street art. Ma per un Banksy – star strapagata e brand mondiale – ci sono centinaia di street artists anonimi che, con generosità e intelligenza e ironia, danno voce, attraverso le loro opere e azioni, alla città e ai mondi sociali meno rappresentati»

Concludendo, appena terminato Attacco all’arte abbiamo capito che non solo questo saggio analizza l’arte e la sua evoluzione attraverso le epoche, ma è esso stesso arte. Non possiamo chiudere sperando che venga compreso, valorizzato e non attaccato.

Il secondo libro che abbiamo avuto il piacere di analizzare è stato “Uomini che restano” di Sara Rattaro, un romanzo che regala grande coinvolgimento emotivo ma sopratutto tanta speranza.

sara rattaro uomini che restanoSara Rattaro (sito ufficiale) è un’autrice che ha bisogno di poche presentazioni. Con le sue parole ed il suo stile inconfondibile ci ha fatto piangere, ridere e sognare tante volte, ma con Uomini che restano troviamo che si sia veramente superata. Ci è capitato veramente poche volte che un libro riuscisse a rapirci in maniera così totalizzante sin dalle primissime righe, ci troviamo davanti a quei rari casi letterari, parafrasando il titolo, di: libri che restano.

L’autrice riesce a trattare temi molto importanti e pesanti (come il tema dell’abbandono e del cancro) in maniera educata, a tratti ironica, ma sopratutto molto diretta e semplice. Il suo stile è molto asciutto, ci sono sono le descrizioni necessarie, quelle giuste per lasciare la liberà al lettore di immaginarsi i protagonisti come meglio desidera, ma allo stesso riesce ad usare i vocaboli perfetti per far sì che non manchi mai il coinvolgimento emotivo.

Da una parte troviamo Fosca, sposata da anni con Lorenzo, un uomo che lei pensa di conoscere come le sue tasche. Fosca manda avanti un matrimonio in cui crede ed in cui ha messo tutta se stessa, anzi, forse anche troppo di sé stessa. Di colpo vedrà la sua vita cambiare drasticamente, tradita dall’unica persona di cui si fidava ciecamente.

Fosca fugge a Genova, luogo dove è nata e cresciuta, alla ricerca di un po’ di protezione e tranquillità. Diretta verso la casa dei genitori, sarà proprio il palazzo dove risiedono il luogo di incontro con Valeria, l’altra protagonista di questa storia. Anche Valeria è vittima del suo compagno di vita, Sergio, che decide di scappare nel momento in cui lei scopre di essere gravemente malata, e per cosa?

Il sesso, il re di tutte le nostre scelte, il motore di ogni nostra iniziativa, il carburante della nostra vita. Il sesso muove tutto e tutto si ferma davanti a lui. Era in cima alla lista delle motivazioni. Non si resta per un male grave come quello che mi aveva colpita, si lascia perché non si scopa abbastanza. La nostra vita, il nostro matrimonio, la nostra intimità, ma soprattutto io, eravamo stati messi in discussione per la quantità e la qualità del mio appetito sessuale…

La vita è strana, si sa, ma per ogni uomo che va, ci racconta Sara Rattaro, ne esiste uno che resta. Fosca e Valeria, rimaste ormai sole, scopriranno insieme di avere un grado di resilienza molto più alto di quello che immaginavano.

Nel romanzo Sara Rattaro utilizza intelligentemente una tecnica narrativa chiamata “show don’t tell” ovvero “mostrare invece di raccontare”. In questo modo rende reali i personaggi tramite le loro azioni, molto più potenti di qualsiasi parola (come accade anche nella vita). Questo aiuta il lettore ancora di più ad immedesimarsi sia nelle due protagoniste (Fosca e Valeria) che negli altri personaggi, ma soprattutto accade qualche cosa di inaspettato, che pochi scrittori riescono a fare; far cambiare idea al lettore, dando una luce nuova ai personaggi che all’inizio partivano molto negativi, come il marito di Fosca.

So che non dovrei sentirmi in colpa per quello che sono. È proprio questo che direi a un altro me, se me lo trovassi davanti. La verità è che una parte di me si odia, non certo per le cose che non si possono cambiare, ma perché questo ha fatto del male a lei, che resterà sempre la donna della mia vita.

Le due protagonsite riescono sopravvivere alla loro difficile situazione sia perchè tirano fuori una forza che probabilmente non immaginavano nemmeno di avere, ma anche grazie a quegli uomini che restano, uomini che smussano i lati negativi di quelli che spariscono. Regalano la speranza, ci fanno capire che nel mondo esiste l’ombra, ma fortunatamente esiste anche la luce, basta guardare nella direzione giusta.

Uomini che restano è un libro bello a 360 gradi; grande tecnica, bella storia, personaggi avvincenti, ha tutto quello che un bel romanzo dovrebbe contenere.

Se vi incuriosiscono altre puntate di Mille e un libro vi consigliamo di proseguire la lettura con la precedente puntata, tutta dedicata al Festival del cinema di Berlino seguendo questo link. Buona lettura! 🙂


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