Racconti da ridere – Marco Rossari

Racconti da ridere – Marco Rossari

Racconti da ridere Book Cover Racconti da ridere
Marco Rossari
Einaudi
21/011/2017
285

Sinossi

Un uomo si sveglia e si accorge di non avere più il naso. Un gruppo di poeti incassa milioni di dollari mentre gli sceneggiatori hollywoodiani campano a fatica. Un bambino chiede a una contadina di vedere una Cosa. Adamo ed Eva scoprono gioie e miserie della vita di coppia. Sono alcune delle storie che compongono il caleidoscopio di questo libro. Ma che cosa vuol dire ridere? Il riso è paradosso, complicità, reazione al mondo, aggressività, rifugio politico, scherno, sopravvivenza, sintomo di un'epoca. Tutte queste cose, e tante altre, visto che fin dalla notte dei tempi la comicità si è mescolata al quotidiano, facendoci ridere di tutto e del contrario di tutto. A patto di avere senso dell'umorismo - e di sapere scrivere grande letteratura. E adesso che le granitiche collere dei commenti in rete hanno spazzato via ogni sfumatura dello humour (tanto che il ricorso alle faccine per spiegare il tono di una frase sembra imprescindibile), capire le origini dell'umorismo è fondamentale. Attraversando i secoli e le latitudini, Racconti da ridere esplora tutto lo spettro dell'ilarità, da Mark Twain a Stefano Benni, passando per Cechov e Umberto Eco, fino a Nora Ephron. Con l'intelligenza, si spera, di non prendersi troppo sul serio.

Racconti da ridere: una esilarante raccolta di racconti, a cura di Marco Rossari, provenienti dalle penne più caustiche mai esistite.

L’altro giorno navigavo su Facebook e mi sono soffermata sull’immagine di profilo di un’amica, riportava la seguente frase:

“DUE COSE CI SALVANO NELLA VITA: AMARE E RIDERE

SE NE AVETE UNA, VA BENE. SE LE AVETE TUTTE E DUE SIETE INVINCIBILI.”

L’ha scritta un certo Tarun Tejpal. Ammetto serenamente di non sapere chi sia, non mi va di sembrare falsamente erudita andandomelo a cercare su Wikipedia. Spero solo che sia ancora vivo perché chiunque abbia scritto una frase simile merita di vivere una vita lunga e in piena salute.

Comunque, tutto questo per dirvi che a parer mio non c’è niente di meglio al mondo di una bella risata. Ad essere d’accordo con me sembra essere anche Marco Rossari, scrittore e traduttore nato a Milano nel 1973 (sito web dell’autore), che proprio nell’introduzione di questa raccolta scrive:

…E a volte si ride.

Così è nata l’idea di questa antologia, un’ampia panoramica  personale e selettiva, com’è inevitabile  sui grandi classici e sulle perle minori della letteratura umoristica, a partire da Mark Twain per arrivare fino a oggi, con autori piú e meno noti. E cosí si è preferito raggruppare i racconti in senso tematico, e non cronologico.

Forse si ride troppo poco, aggiungerei io. Ci prediamo tutti troppo sul serio tendendo a dimenticare che ironizzare e sdrammatizzare anche le tragedie peggiori è spesso l’unico modo per superarle. Ecco, leggere Racconti da ridere sicuramente può essere di grande aiuto per ritrovare un po’ di sorrisi dimenticati (e non ha nemmeno effetti collaterali!). Ad accompagnare per mano il lettore, tra un capitolo e l’altro, c’è proprio Marco Rossari che, con i suoi commenti brillanti, rende la lettura ancora più scorrevole.

È difficile inquadrare la grazia di un racconto riuscito. C’è una comicità bassa, eccessiva, facile (non per questo meno dignitosa) che risulta immediatamente decifrabile. Il capitombolo del clown, la messinscena di Stanlio e Ollio, il corpaccione di John Belushi: tutte cose irresistibili, ma comprensibili. D’altra parte il termine «comico» viene dal greco komos, che in epoca classica indicava un genere di festino per celebrare il dio del vino. (Non sentitevi ignoranti: l’ho letto sulla Treccani due minuti fa). Ecco, lí davvero si può parlare delle proverbiali «grasse risate». Ma la sfumatura, la situazione, gli episodi del comico?

Tralasciando per un attimo gli effetti positivi che può dare leggere il libro di Marco Rossari, mi vorrei soffermare anche su un altro punto. Ci troviamo innanzi ad ad un vero e proprio manuale di risate, cosa che può tornare molto utile per eventuali scrittori che vogliono misurarsi con questo tipo di scrittura. Al suo interno troverete i racconti di tutti i più grandi scrittori comici che la terra abbia avuto la fortuna di ospitare: Achille Campanile, Dorothy Parker, Alan Bennett, Irvine Welsh, Charles Bukowski, Mark Twain, Nikolaj Gogol’, Joe R. Lansdale…mi fermo. Insomma, immagino avrete intuito la mole di risate che vi attende tra queste pagine.

Ma (c’è sempre un ma) lasciatevelo dire, spesso si ride, sì, ma a distanza di qualche minuto, ed alcune volte verrete colti da un sorriso amaro. La bravura di questi scrittori sta proprio nell’essere talmente sottili, fini ed eleganti da riuscire a colpirvi quando serve, quanto basta, ed alcune volte nei modi più perversi.

Ovviamente è difficile dire quale dei racconti contenuti in Racconti da ridere mi sia piaciuto di più, perché tutti a modo loro mi hanno lasciato qualche cosa. Però, se dovessi proprio esprimere un parere, mi sono trovata a ridere fino alle lacrime con Nora Ephron e il suo racconto “Della manutenzione”. Parla di tutte le innumerevoli cose che una donna deve fare per mantenersi attraente (o quanto meno accettabile), ed è suddiviso in: capelli, unghie, la tinta, peli, esercizio fisico…

L’altro giorno, per strada, ho incrociato una senzatetto. Non ho mai capito le femministe che affermavano di avere il terrore di diventare delle bag lady, ma mentre guardavo quella donna ciabattare per strada, finalmente mi sono chiarita l’idea che avevo in proposito. Non voglio essere melodrammatica; io non diventerò mai una bag lady. Ma solo otto ore la settimana mi separano dall’avere esattamente lo stesso aspetto di quella donna con i capelli grigi e crespi che probabilmente avrei se avessi smesso di tingermeli; con una pancia che svilupperei di sicuro se mangiassi anche solo la metà di quello che penso di mangiare ogni giorno; con le unghie sporche, le labbra screpolate, i baffi e le sopracciglia cespugliose che mi toccherebbero in sorte se mai trascorressi due settimane su un’isola deserta.

Otto ore la settimana, e che vanno aumentando. Quando batterò i settanta, sono sicura che ce ne vorranno almeno il doppio. L’unica consolazione in tutto questo è che quando sarò molto vecchia e nessuno mi potrà piú assumere, perlomeno avrò qualcosa da fare. Sempre che, naturalmente, non abbia speso tutti i miei soldi in manutenzione. 

Alla fine della fiera, mi sento di consigliare questo libro? Sì, sì, sì al 100%, sia che siate aspiranti scrittori comici che aspiranti depressi cronici. Leggetelo. 🙂

Se siete alla ricerca di qualche nuova uscita, vi consigliamo di dare una sbirciata a “Eravamo tutti vivi” di Glaudia Grendene. Buona lettura! 🙂

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