Quando dal cielo cadevano le stelle – Federica Pannocchia

Quando dal cielo cadevano le stelle – Federica Pannocchia

Quando dal cielo cadevano le stelle Book Cover Quando dal cielo cadevano le stelle
Federica Pannocchia
Fiction
Eden Editori
2016

Sinossi 

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l'unica colpa di essere ebrea durante la seconda guerra mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.

Quando dal cielo cadevano le stelle: un inno alla vita ed alla libertà di pensiero, firmato Federica Pannocchia.

Avere 13 anni, ve lo ricordate? Che bell’età, fatta di giochi, spensieratezza ed amicizie. Un’epoca in cui si ha tutta la vita davanti per fare grandi scelte ma allo stesso tempo non si ha ancora la maturità per vivere in maniera del tutto consapevole. Una meraviglia…quanto meno per noi. Lia invece, la dolce protagonista di “Quando dal cielo cadevano le stelle”, non ha avuto la stessa nostra fortuna. Nel romanzo Lia, che vive con la sua famiglia nella comunità ebraica nel ghetto di Roma, cerca sempre di vedere il lato positivo in ogni cosa, nonostante l’atroce ombra del nazismo incomba su di lei.

Ciò che rende questo libro delicato e scorrevole nonostante tratti argomenti tutt’altro che semplici, è appunto la tenera figura di Lia, una ragazza che, nonostante tutto, cerca di vivere le sue giornate nella maniera più normale possibile. Studia, lavora, aiuta la sua famiglia e, cosa essenziale, sogna. Sogna una vita fatta di cose semplici e belle, sogna di diventare un medico un giorno, sogna di riuscire a vivere con il ragazzo di cui si innamora, sogna una vita serena; una vita che a nessuno andrebbe negata.

Credo che sia molto importante, sopratutto per le nuove generazioni, conoscere questo dannato pezzo di storia che non ha fatto onore a nessuno, che ha portato solo morte distruzione e tanto, tanto odio.

Quando dal cielo cadevano le stelle: leggere e ricordare la storia per far sì che non si ripeta.

Questo è il messaggio subliminale che Federica Pannocchia, pseudonimo di Sofia Domino, ci lancia con il suo toccante romanzo.

Sofia Domino (pseudonimo da scrittrice di Federica Pannocchia) è nata a Livorno il 15 ottobre 1987. Ha cominciato a scrivere all’età di sette anni riempiendo prima quaderni e passando poi alla macchina da scrivere e infine al computer. Solitamente scrive per se stessa, per la gioia di farlo. Ama viaggiare e vivere nuove esperienze. Ha vissuto un anno a Londra e vari mesi negli Stati Uniti, ma sono numerosi i viaggi che vuole ancora fare. Nel 2015 ha fondato l’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank con lo scopo di tenere viva la memoria e di lottare per un mondo privo di discriminazioni, persecuzioni, guerre e ingiustizie. Numerosi i programmi dedicati anche ai bambini e all’importanza dei diritti umani.

Per capire meglio come nasce “Quando dal cielo cadevano le stelle” abbiamo fatto qualche domanda a Federica. Di seguito riportiamo l’interessantissima intervista.

  • Lei ama scrivere da sempre, ma quand’è che ha capito che la scrittura sarebbe diventata la sua professione?

Avevo sette anni quando ho capito che non avrei potuto vivere senza scrivere, e infatti da quell’età ho cominciato a scrivere racconti e pensieri. Scrivo principalmente per me stessa, non mi è mai capitato di scrivere un libro “perché spero che possa vendere”, tantomeno perché sogno di diventare una scrittrice famosa. Scrivo per la gioia e il bisogno di farlo, oppure per puntare i riflettori su un argomento nascosto o scomodo agli occhi della società, ma che ha  bisogno di giustizia. Lo stesso è successo con Quando dal cielo cadevano le stelle. Ho scritto il libro per me, solo alla conclusione e dopo averlo riletto ho deciso di auto pubblicarlo (2014) senza sapere che nel 2016 sarebbe stato pubblicato da una casa editrice (Eden Editori). Ad ogni modo ancora non posso dire che la scrittura sia per me una professione, però sarebbe meraviglioso se un giorno potesse diventarlo.

  • Da cosa nasce l’idea di scrivere un libro su una tematica così e importante e “difficile”? 

Sono sempre stata interessata al dramma della Shoah. Sin da bambina mi chiedevo come tutto quello potesse essere accaduto. Il Diario di Anne Frank è stato il primo libro che ho letto sul tema e lo porterò sempre nel mio cuore (tanto che attualmente lo sto di nuovo leggendo e ogni volta la sua lettura mi colpisce profondamente) e da quel momento attraverso libri, film e testimonianze ho approfondito molto l’argomento. Un argomento difficile, spinoso, ricco di sfumature e pieno di domande per le quali non sempre riusciamo a trovare risposte. Un giorno, in biblioteca, trovai un poster su uno spettacolo teatrale dal titolo “I bambini della Shoah”  e subito provai un qualcosa dentro di me, come un richiamo. Un bisogno di avere anche io una mia “bambina della Shoah” attraverso la quale raccontare una storia e poter avvicinare i lettori a questo dramma. Ecco che è nato il personaggio di Lia, che ormai sembra far appieno parte della mia famiglia. 

  • Vista la sua giovane età, come mai ha deciso di scrivere un libro che riguarda un’epoca, seppure non lontana, non vissuta in prima persona? 

Con tutta onestà mi sento più una ragazza di altri tempi che moderna dato che non sono una fanatica della tecnologia eccessiva, anche se certamente tutti i progressi che abbiamo ottenuto in numerosi campi sono straordinari. La magia della scrittura sta anche nel potersi trovare in posti che non abbiamo mai visitato o in epoche in cui non abbiamo mai vissuto, dunque non è stato un problema ambientare il romanzo nel 1943. Però prima di scriverlo ho fatto numerose ricerche perché non volevo commettere alcun errore storico – politico. Non mi sarei mai permessa di scriverlo senza essermi documentata. 

  • Pensa che un’epoca così drammatica possa tornare ad “affacciarsi”, sotto altre forme e vesti, nel mondo di oggi?

Direi proprio di sì. Sotto altri drammi, con altre sfumature… ma è chiaro che si parla ancora di guerra, di persecuzione, di terrore. Troppi casi vedono vittime persone innocenti. Troppe volte vedo puntare il dito contro una  persona solo perché è “diversa” da noi. La Storia ci ha insegnato, ma abbiamo ancora moltissimo da imparare.

  • Lei è la fondatrice dell’associazione di volontariato “Un Ponte per Anne Frank”, vuole dirci brevemente di cosa si tratta?

Con piacere. Nel 2014 sono entrata in contatto con Buddy Elias – cugino di Anne Frank – ed è stato un onore immenso. Conservo ancora tutte le e-mail che ci siamo inviati. È stato proprio a lui al quale espressi il mio (bi) sogno di aprire anche in Italia un centro che con onore avrebbe portato il nome di Anne Frank. Ecco che è nata la mia Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank – prima progetto – proprio per tramandare la storia di Anne Frank e i suoi messaggi su un mondo migliore; messaggi di tolleranza, fratellanza, pace, speranza e amore per la vita. Partendo proprio da un volto noto e conosciuto come quello di Anne affrontiamo con gli studenti – ma non solo – vari laboratori che incoraggiano a conoscere la Storia, a diventare cittadini attivi oggi e anche a battersi per i diritti umani. Lavoriamo in tutta Italia attraverso workshop, incontri con Sopravvissuti, Viaggio della Memoria, mostra itinerante Io sono Anna Frank e molto altro. inoltre ci dedichiamo anche a quei bambini (italiani e  non) che attualmente vivono situazioni di disagio.

  • C’è un messaggio che vorrebbe gridare, chiaro e forte, ai giovani d’oggi per evitare che certe tragedie non avvengano mai più?

Certo. Ragionate con la vostra testa. Non fatevi condizionare dai media, dai giornali. Prima di prendere una decisione documentatevi. Viaggiate, fate scoperte, imparate su chi vi circonda e su voi stessi. Cercate sempre di essere la parte attiva – e  non passiva – della società. In passato abbiamo visto molte persone esser riconosciute con il titolo di “Giusti nelle nazioni”, persone comuni che decisero di sacrificare la loro quotidianità e di mettere a repentaglio la loro vita per salvare una famiglia di ebrei. Ebrei: coloro che la società definiva un nemico. 

Ancora oggi vi sono dei pregiudizi nei confronti di persone e di numerose situazioni. Spetta a noi non puntare il dito contro una persona – un essere umano come noi – che spesso è solo vittima di una situazione più grande di lui. Fate sentire la vostra voce. Fate sentire i vostri ideali. Sempre. 

  • Ha avuto esperienze o contatti con persone che hanno vissuto in prima persona gli eventi drammatici che descrive nel suo libro?

Sì, e sono stati incontri che non dimenticherò mai. Ho avuto modo di conoscere di persona Kitty Braun Falaschi – sopravvissuta a Bergen Belsen – Liliana Segre – sopravvissuta ad Auschwitz – e Sami Modiano – sopravvissuto ad Auschwitz – e sono stati incontri così profondamente emotivi. Incontri di dolore, ma anche di una forza e di un coraggio inspiegabile. Ecco che cerco sempre il più possibile di permettere agli studenti e anche ai sostenitori dei programmi della nostra Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank naturalmente, di poter incontrare di persona Uomini e Donne come loro. Che hanno dei messaggi straordinari da condividere con ognuno di noi. 

  • A chi si è ispirata per creare i suoi personaggi? 

Non mi sono ispirata a nessuno, sono semplicemente nati con il tempo. All’inizio Lia doveva essere una bambina sugli 8 – 10 anni, ma poi ho deciso di alzare un po’ l’età affinché potesse ragionare – anche se non comprendere naturalmente – gli avvenimenti intorno a lei. Per il resto ogni personaggio, così come i rispettivi caratteri, sono nati da soli. 

  • Leggendo il suo libro la cosa che più mi è saltata agli occhi è che la protagonista, Lia, persino nei momenti più bui non perde mai la speranza e la voglia di vivere; è questo il messaggio principale che voleva dare ai suoi lettori?

Esatto! È proprio questo il messaggio che voglio dare; di amare la vita appieno, in ogni singolo istante. Invece spesso ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati, anche per le cose più piccole. Ecco che attraverso Lia voglio non solo ricordare gli orrori del passato, e quanto sia importante fare la nostra parte nella nostra società e non smettere mai di sperare, ma voglio anche ricordare quanto siamo fortunati ad aprire gli occhi ogni mattina,ad avere intorno a noi una famiglia, degli amici. A poter prendere delle scelte, viaggiare liberamente. Ad amare la vita, che è davvero meravigliosa. 

Ringraziamo Federica Pannocchia per averci regalato il suo tempo e per tutto il lavoro che sta portando avanti. Vi lasciamo con due link per seguire meglio tutto ciò che ha costruito fino ad oggi: www.sofiadominolibri.weebly.comwww.unponteperannefrank.org

In Pillole

Toccante
Scorrevole
Appassionante

 


Lascia un commento