“Ilaria del Carretto” di Jacopo della Quercia

“Ilaria del Carretto” di Jacopo della Quercia

Ilaria Del Carretto. La donna del Giungi Book Cover Ilaria Del Carretto. La donna del Giungi
Neria De Giovanni
Arte/Personaggi storici
Pacini Fazzi
2007

Sinossi

Jacopo della Quercia ha immortalato la sua bellezza nel marmo. D’Annunzio e Quasimodo le hanno dedicato versi stupendi. Gli appassionati di arte da tutto il mondo vengono a Lucca per ammirarla. Ma la sua vita è stata inghiottita nei gorghi della storia. Con questo libro, per la prima volta, l'autrice ha cercato di ricostruire la vicenda storica e umana di Ilaria del Carretto, fra le lotte del potere e le trame fantastiche di un’intensa vita sentimentale.

Ilaria del Carretto vegliata dal cane della Fedeltà. Jacopo della Quercia rende eterna una giovane madre morta di parto.

Chi conosce Lucca, certamente avrà ammirato una delle più belle sculture di tutti i tempi, conservata nella cattedrale di San Martino: sto parlando del “Monumento funebre a Ilaria del Carretto”.
Non c’è alcuna malinconia o tristezza in quest’opera, ma solo dolcezza e quiete, perché questa giovane donna sembra proprio dormire serena. Il cane accoccolato ai suoi piedi è il simbolo della fedeltà coniugale.

Si tratta di una sposa morta di parto all’età di ventisei anni il cui marito, Paolo Guinigi, volle onorarne il ricordo chiamando, per l’esecuzione dell’opera, un giovane e promettente artista: Jacopo della Quercia (1371-1438).
La bellezza di Ilaria ci fa dimenticare la morte: elegantemente abbigliata, sembra viva, semplicemente addormentata e il cagnolino posto ai suoi piedi, fissa la padrona quasi a pretendere quell’attenzione che solo chi possiede un cane conosce.

Una curiosa leggenda racconta che un tempo, un visitatore, innamoratosi della bellezza di Ilaria volesse tagliare la testa della statua per portarsela via. Il piccolo cane ai suoi piedi si mise così ad abbaiare tanto forte che questi dovette fuggire.
Non sappiamo con precisione la razza del “fedele amico” di Ilaria, anche se dai tratti somatici pare un molossoide, ma non dobbiamo dimenticare come, nel tempo (qui siamo nei primi anni del 1400), le razze si siano modificate attraverso incroci ed alcune siano addirittura sparite.

Trattato con incredibile realismo, il cagnolino di Ilaria ci fa pensare ad un amore che va oltre la morte e che rimarrà per sempre nei cuori e negli occhi di tutti quelli che andranno ad ammirare questa donna bellissima e sfortunata, a cui il grande Jacopo della Quercia ha donato l’immortalità.

Appassionati di storia dell’arte? Se siete curiosi di approfondire il rapporto tra arte e amici a quattro zampe date un’occhiata a “Las Meninas” di Diego Velazquez. Buona lettura 🙂


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