Mille e un libro: Paola Mastrocola, Giana Andreatta

Mille e un libro: Paola Mastrocola, Giana Andreatta

Mille e un libro: Giana Adreatta e Paola Mastrocola stregano i lettori con due libri magnifici dedicati all’amore, È stata tutta luce e L’Amore prima di noi.

è stata tutta luceÈ stata tutta luce di Giana Andreatta è un libro composto da tanti fotogrammi. Proprio come fosse una pellicola che scorre da cui l’autrice estrae dei fermo-immagine che identificano momenti importanti della sua vita, descritti con poesia, un pizzico di ironia e tanta eleganza.

Tutto il libro viene scandito da un prima ed un dopo in un motivo ossessivo, come lo definisce la stessa autrice. Prima e dopo: luce ed ombra, bianco e nero, vita e morte. Tutta la narrazione si sviluppa a metà tra la storia personale della coppia e parallelamente la storia dell’Italia, dal boom economico del dopoguerra in poi. È stata tutta luce non è una semplice biografia, è la storia di un amore autentico narrato dall’inizio alla fine.

Poiché l’amore mette le ali ai piedi, non solo nel senso che uno corre volentieri verso l’amato, ma anche nel senso che imprime alla camminata una leggerezza sconosciuta prima, scesi con Nino per un ghiaione di due o trecento metri, una cosa che mi avrebbe fatto morire di paura solo qualche tempo prima, mentre adesso saltavo come un camoscio, mano nella mano con lui, sempre più in fretta, con delle scarpe chiuse ma non certo da montagna, no ad arrivare in fondo eccitata e felice.

Molto toccante la descrizione iniziale di Giana Andreatta dell’incontro con Nino, e l’inizio del loro rapporto; fresco, pulito, e pieno di speranza. A fare da sfondo a questa delicata favola romantica l’elegante tessuto sociale della Milano anni 50, in cui emergono nomi del calibro di Giulio Einaudi, Giorgio Gaber o Rossella Falk. Come una primavera che fiorisce assistiamo, tramite i ricordi dell’autrice, alla nascita di un prorompente fermento culturale.

Voltiamo pagina e troviamo il buio ed il gelo della solitudine, dato dal suo assistere inerme alla triste situazione di Nino Andreatta, dal malore che lo colpì nel 99 fino alla fine. Con delle descrizioni toccanti di un dolore insopportabile è come se le parole dell’autrice lacerassero le pagine, arrivando dritte al cuore di chi legge.

È l’ultima volta che vedrò entrambi i tuoi bellissimi occhi verdi, poi si chiuderanno. Mesi dopo ne riaprirai uno in seguito ad un’operazione al cervello. Ti chiamiamo, non troppo forte per non disturbare gli altri ricoverati con cui dividi la stanza. Nella comunione che c’è fra me e te, il cuore in tumulto, sento una lacerazione senza rimedio: il tuo corpo è qui, ma tu te ne sei andato e in questo momento sento che è per sempre.

Mi è piaciuto molto vedere come i piccoli oggetti di uso quotidiano hanno risvegliato i ricordi di Giana Andreatta. Leggere come lo scaldabagno, ad esempio, fosse considerato un lusso, o come piccole cose come tenersi a braccetto siano rimaste impresse nella memoria dell’autrice, che le racconta con leggiadra ironia.

A braccetto

A quell’epoca non avevo coscienza delle problematiche ambientaliste e quindi avevo una pelliccetta di baby ocelot che costava abbastanza poco e mi stava molto bene, non teneva molto caldo e lasciava pelo ovunque, come se l’animale fosse perennemente in muta. Nino aveva sempre cappotti blu, e quando andavamo in giro a braccetto (cioè sempre) gli lasciavo addosso una quantità di peli che pareva avesse litigato con un branco di gatti.

Senza ombra di dubbio sento di consigliare, se non imporre, È stata tutta luce alle nuove generazioni. Innanzi tutto per comprendere cosa voglia dire amare veramente qualcuno e stargli accanto fino alla fine, non per obbligo ma per sentimento. In secondo luogo per  comprendere quanta fortuna abbiamo oggi, che diamo per scontate veramente troppe cose in preda ad un consumismo che ci sta svuotando l’anima.

Paola Mastrocola parla del suo libro, L’Amore prima di noi, una raccolta di racconti dedicati alla mitologia greca.

l'amore prima di noiL’amore prima di noi è un libro da cui attingere a piene mani perché nessuno quanto i miti è mai riuscito a parlare all’uomo dell’uomo con metafore così essenziali. Paola Mastrocola (lista dei libri pubblicati con Einaudi dell’autrice) gli facilita, se così si può dire, il lavoro perché ha avuto l’intelligenza di narrare le storie classiche, che un po’ tutti conosciamo, integrandole in maniera molto elegante e pulita.

Leggendolo ho riflettuto sul fatto che spesso alcuni miti, se presi alla lettera, possono apparire sbagliati, osceni, alcune volte addirittura immorali. Paola Mastrocola è stata bravissima nel riuscire a limare quegli angoli vivi che li rendevano così crudi, donandogli quella poesia e delicatezza di cui altrimenti sarebbero privi.

L’autrice ha creato un libro bello dall’inizio alla fine, proprio fino alla nota finale in cui l’autrice ringrazia tutti gli scrittori che nel tempo hanno saputo dare nuova vita alla mitologia, come dice lei stessa: per far sì che qualcuno cominci di nuovo a raccontare perchè il viaggio ricominci sempre.

Ci si sente molto liberi, a riscrivere miti. Ma fino a un certo punto. Direi che si ha una libertà vigilata, non totale. Possiamo inventare qualcosa ogni tanto, togliere, aggiungere, immaginare un dialogo, ipotizzare le ragioni di un gesto. Ma mai completamente, per fortuna. Il fatto che questi racconti esistano prima di noi ci evita l’arbitrio assoluto, la paura di un’erranza senza senso, senza confini. È un po’ come quando si va per mare: portati dalle onde, in balia dei venti, persi a immaginare orizzonti; ma anche contenuti nell’incavo di una barca, al riparo, con i piedi ben piantati sul ponte.

Per questo, ho debiti immensi. Ho debiti verso tutti i grandi che hanno, col loro personale racconto, perpetuato i miti. Alcuni li conosco da sempre, sono i miei autori; altri li ho trovati soltanto adesso. Vivi o morti, da tanto o da poco. Alcuni li ho amati di più. Sono talmente entrati nella mia testa che non li so ritrovare altrove.

A parer mio credo che si sia superata in Orfeo e Euridice che nasce come racconto estremamente romantico, ma Paola Mastrocola riesce addirittura a dare un senso poetico alla morte, tramite la potenza dei sentimenti. Riesce a far capire che l’amore è accettare la perdita e far proprio il vuoto che resta:

Glielo chiede:
Perché ti sei voltato?
Orfeo non la sente. Ma intanto cosí le parla:
Siamo molto di più che un corpo, Euridice. Non ho più bisogno che tu esista. Ti posso perdere, perché ti posso avere meglio, se mi manchi. La morte fa parte della vita, ne moltiplica la ricchezza.

E adesso lascia che ti guardi ancora una volta. Siamo fragili. Non abbiamo tutto questo potere di trattenere, ci basta un niente per dimenticare. Un sole che ci abbaglia, ed ecco che si stinge il disegno che ci portiamo dentro, si scolora fino al bianco. E noi rimaniamo niente.

Niente.

 

È molto difficile e quasi oltraggioso cercare di spiegare questo racconto così in due parole, perchè va letto. E dato che l’autrice ha compiuto la strabiliante impresa di racchiudere l’intero Olimpo in 300 pagine, credo che sia doveroso leggerle tutte.

Non sento di esagerare nel dire che L’Amore prima di noi è uno di quei libri che senza dubbio ci si può ritrovare a rileggere più di una volta. Sia per lo stile , che è  molto scorrevole e mai mellifluo (nonostante il tema principale sia l’amore) che per i contenuti.

L’amore è lontananza, si nutre di distanze impercorribili. Non ho bisogno di vivere con te. In questo buio dove non ti vedo e non ti ho, è perfetto amarti: la vita fa parte della morte. Come nella notte è contenuto il giorno, come lo stesso cielo abbraccia e luna e sole… Sono diventata cielo. Fare a meno di te è amore.

 

Se volete vedere altre puntate della trasmissione, vi invitiamo a continuare la navigazione seguendo questo link. 🙂 Buona lettura!


Lascia un commento