Non sfidarmi – Lee Child

Non sfidarmi – Lee Child

Non sfidarmi Book Cover Non sfidarmi
Lee Child
Fiction
Longanesi
21-06-2018
copertina rigida
396

Sinossi

È il 1996. La guerra fredda dovrebbe essere finita da un pezzo, ma c’è un nuovo e altrettanto pericoloso nemico sullo scenario internazionale. Jack Reacher ha trentacinque anni e non ha ancora abbandonato l’esercito. È appena rientrato da una missione che ha portato a termine con successo e viene insignito quella stessa mattina di una medaglia al merito. Ma, poco dopo la cerimonia, Reacher riceve nuovi ordini: dovrà seguire un corso di studio serale. Non proprio la ricompensa che si sarebbe aspettato. Quella sera, arrivato in aula per il corso, incontra altri due «studenti»: un agente dell’FBI e un analista della CIA, entrambi, come Reacher, reduci da missioni vittoriose. I tre si chiedono quale sia il vero motivo della loro presenza in quella scuola, ma i dubbi vengono presto fugati. Una cellula dormiente jihadista ad Amburgo ha ricevuto una visita inaspettata, un corriere saudita in cerca di asilo che attende di concludere un affare sospetto. In una lotta contro il tempo, Reacher e i due nuovi colleghi dovranno sventare un colpo terroristico di proporzioni catastrofiche… Da Langley ad Amburgo, da Jalalabad a Kiev, Non sfidarmi attraversa come un proiettile l’insidioso mondo dello spionaggio internazionale tra false identità, tradimenti e nuovi e letali nemici. La serie di Jack Reacher: Zona pericolosa Destinazione inferno Trappola mortale Via di fuga Colpo secco A prova di killer La vittima designata Il nemico Jack Reacher - La prova decisiva Identità sconosciuta - Un'avventura di Jack Reacher Un passo di troppo Vendetta a freddo Niente da perdere I dodici segni L'ora decisiva Una ragione per morire La verità non basta Il ricercato Punto di non ritorno Personal Prova a fermarmi Non sfidarmi

Lee Child in “Non sfidarmi” ripropone personaggi già conosciuti nelle storie di Jack Reacher.

Esistono, nel mondo della letteratura, scrittori maledetti e tormentati che pubblicano romanzi solo saltuariamente, a distanza di anni l’uno dall’altro, senza costanza o ritmo. Esistono poi scrittori come Lee Child che pubblicano quasi un libro all’anno. Dico “quasi” perché in 22 anni, ovvero dal 1997 al 2018, lo scrittore originario di Coventry ha pubblicato ben 23 romanzi. Tutti con lo stesso protagonista: Jack Reacher, un ex militare americano dedito a salvare il mondo con la stessa frequenza con la quale una persona normale zucchera il caffè: un po’ troppo. Le premesse, per chi scrive in questo momento, non sono quindi le più promettenti. Una frequenza così ferocemente alta di pubblicazioni non può che incutere il timore che più che romanzi si tratti di una semplice operazione commerciale travestita in modo da potersi intrufolare nelle librerie di tutto il mondo.

“Non sfidarmi”, (Longanesi) edito nel 2016, ovvero il numero 21 della lunga serie, si situa al primo posto in ordine cronologico. Ambientato infatti nel 1996, dà agli appassionati della saga l’opportunità di vedere il loro eroe ancora arruolato nell’esercito americano e più giovane rispetto alle ultime apparizioni. La vicenda è discretamente lineare: Reacher, di rientro da una missione all’estero (sulla quale c’è da giurare che Lee Child scriverà un romanzo prima o poi), riceve l’ennesima medaglia e subito dopo viene spedito a un non specificato corso di approfondimento inter-forze. Rinchiuso, suo malgrado, in una specie di scuola serale (da qui il nome in Inglese, che rispetto a quello Italiano mantiene una connessione con la storia) scopre ben presto che la scuola è solo la sede provvisoria di un’operazione segreta, che coinvolge CIA, FBI e Polizia Militare, che ha lo scopo di indagare su una compravendita tra una cella terroristica di Amburgo e un non meglio identificato americano. Cifra della transazione: cento milioni di dollari.

I rappresentanti delle tre agenzie hanno pochissime informazioni a loro disposizione e tante restrizioni. Per evitare che l’informatore all’interno della cella terroristica venga scoperto, tutte le indagini dovranno svolgersi nel più totale segreto. Hanno però anche qualche asso nella manica: l’intero e incondizionato supporto dell’amministrazione americana, che garantisce loro risorse e scorciatoie burocratiche a volontà.

Le premesse per un thriller, sebbene non sorprendenti o inattese, non mancano. La totale oscurità nella quale si muovono i protagonisti, il tangibile pericolo, la location esotica (almeno per un lettore americano)… l’abc dei thriller è scritta, o se non altro è impostata. Da lì in poi, però, sembra che Lee Child non voglia muoversi oltre. La storia, infatti, scorre senza intoppi e si lascia leggere con facilità, ma oltre la superficie si incominciano ben presto a intravedere degli scogli che Lee Child sembra ignorare o, purtroppo, posizionare di proposito nella speranza di rendere il tutto più accattivante.

La credibilità della storia stessa necessita una buona dose di fiducia da parte del lettore. Dalla famigerata cooperazione tra le diverse agenzie, al fatto di lavorare all’estero con il beneplacito delle autorità locali (che si limitano a servire e riverire), fino a Jack Reacher stesso (sul quale torneremo dopo): tutto richiede quella che spesso viene definita “sospensione dell’incredulità”. Sarà infatti necessario ignorare, consapevolmente o meno, una serie di realtà logiche che altrimenti farebbero deragliare il racconto.

Per un lettore capace di immergersi dalla testa ai piedi nei thriller poliziesco/investigativi, a prescindere dai cliché e dai salti mortali narrativi, “Non sfidarmi” può essere un romanzo leggibile e, forse, anche apprezzabile. I colpi di scena, posizionati strategicamente, e il ritmo mai lento, renderanno la lettura facile e avvincente. Per i fan della serie di Jack Reacher, “Non sfidarmi” sarà una accattivante opportunità per scoprire maggiori dettagli sul personaggio principale (questo, infatti, è l’unico romanzo nel quale l’americano compare ancora con la divisa, prima del congedo). È importante non farsi illusioni sul finale, però. L’unica cosa sorprendente è notare fino a che (altissimo) livello sia prevedibile. 

Con ogni pagina che si gira, però, il difetto del romanzo di Lee Child si fa più evidente: un misto di anglofilia latente ricoperta da americanismo sfacciato (e non a caso Lee Child è inglese di nascita e americano di residenza). Jack Reacher è James Bond, ma più bello, più muscoloso, più veloce e più intelligente. Le donne che lo circondano, sia con grado più basso che con grado più alto, non sono indifferenti al suo fascino e, prevedibilmente, non mancheranno le scene di sesso che farebbero sbadigliare, per banalità e prevedibilità, Ken Follett.

I colleghi maschi ne sono ugualmente succubi, tutti pendono dalle sue labbra e dalle sue decisioni, sempre un mix perfetto e bilanciatissimo di saggezza e aggressività. Un esempio dovrebbe rendere l’idea: Jack Reacher, professionista delle operazioni segrete, capace di dominare il suo corpo possente con una mente ancora più forte, attacca un gruppo di neo-nazi ad Amburgo nei pressi di un bar solo per poi entrare e chiedere al proprietario del bar stesso cosa si prova ad aver perso la guerra. In questo breve frangente si capisce tutto ciò che c’è di sbagliato nel romanzo. Non è realistico che un agente segreto attiri su di sé l’attenzione durante un’operazione senza un vero motivo ed è improbabile che si faccia riconoscere come americano, diamogli, invece, per buona la capacità di mettere ko quattro giovani contemporaneamente (o forse è semplicemente lo stile “americano”).

Puzza di nazionalismo anglofilo il riferimento alla guerra (e ce ne sono tanti altri nel romanzo), con un senso banale e piatto di superiorità. Risulta leggermente anacronistico un così radicato movimento neo-nazista nel 1996, cosa invece (purtroppo) credibile nel 2016. Per concludere, è difficile immaginare perché un gruppo di neo-nazisti debba odiare a prescindere un americano, bianco e di bell’aspetto. Straniero, sì, ma di quelli accettabili. Un solo esempio, ma se ne potrebbero fare tanti altri purtroppo. Ci fermeremo qui, però, per non rovinare l’effetto sorpresa.

Tutto questo fa capire qual è il vero senso del romanzo: una serie di eventi condizionanti e causati con l’unico scopo di mettere in mostra le infinite abilità del personaggio principale, senza però che questi sia minimamente interessante. Tom Clancy non avrebbe avuto la sfacciataggine di ideare un’americanata tale, ma Lee Child non batte ciglio. Il suo Jack Reacher è senza dubbio un personaggio di successo (è comparso nelle sale cinematografiche interpretato da Tom Cruise), ma in “Non sfidarmi” è la versione sotto steroidi di Capitain America.

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