Mille e un libro: Don Backy, Edoardo Vianello, Silvia Salemi

Mille e un libro: Don Backy, Edoardo Vianello, Silvia Salemi

Mille e un libro: nella puntata del 10/01/2018 la nostra critica letteraria si è confrontata con Don Backy, Edoardo Vianello e Silvia Salemi parlando dei loro libri e del Festival di Sanremo 2018.

don backy letto da noiDopo la sfavillante finale di questo Sanremo 2018, è andata in onda una coinvolgente puntata di Mille e un libro tutta al profumo di musica! Gli ospiti speciali che hanno partecipato sono stati: Don Backy, Edoardo Vianello e Silvia Salemi. Clarissa Tornese, critica letteraria del nostro blog Letto da Noi, ha letto i libri dei tre ospiti. In questo articolo riportiamo le sue impressioni insieme a quelle dei due critici Lino Patruno e Marco Demarco ed i video della puntata.

Il primo testo che ha avuto il piacere di leggere è stato “Io che miro il tondo” di Don Backy, nome d’arte di Aldo Caponi. Forse uno dei pochi cantanti italiani che potevano permettersi il privilegio di scrivere un testo così sopra le righe è proprio lui. Avendo abituato da sempre il suo pubblico a stare al gioco, con canzoni stravaganti come “Ho rimasto”; artista eccentrico fin dall’inizio.

Picasso diceva: impara le regole come un professionista per poterle rompere come un artista. Beh, chi più di Don Backy si può dire abbia seguito in maniera pedissequa questo consiglio? Da sempre infatti sperimenta, batte strade nuove e fresche con coraggio e caparbietà. Sin da quanto entrò meritatamente a far parte del famoso “Clan Celentano“, anch’esso nato per lo stesso motivo: l’esigenza dei giovani degli anni 60 di esprimersi, di spezzare regole e modi di pensare in cui non si rispecchiavano.

Proprio grazie a questa “insurrezione canora”  sono nate indimenticabili canzoni con grandi testi, ricordiamo “Bianchi cristalli sereni”, “L’immensità”, “Cara” e “La storia di Frankie Ballan”; parole che rimanevano nel cuore di chi le ascoltava. Stessa cosa accade con “Io che miro il tondo“, un libro libero, proprio come il suo creatore. Un testo in cui bisogna abbandonarsi alle parole senza farsi troppe domande. Ci si ritrova disorientati, in un mondo senza tempo e senza spazio, in cui niente ha un senso eppure tutto sembra essere al proprio posto: un romanzo picaresco con pirati, amore, amicizia e riflessioni di un’epoca passata.

Nel leggerlo ha ritrovato la particolare forma espressiva di Carlo Emilio Gadda, poeta che ha segnato la narrativa del 900 con il suo stile unico. In “Io che miro il tondo” Don Backy gioca con le parole, crea nuovi vocaboli che però, per qualche strano motivo, sembrano sempre avere un senso compiuto.

Gli altri erano già con le loro damigelle. Il grintoso Ravanel insieme alla sua pupattolina che si chiamava poi Serpentina, che io avevo guardato sì o no due volte nel tempo precedente davanti a una tivù, ma vedevo che essa sbirciommi. Gli altri avevano con sé roba corteggiabile al momento. Il vecchio Franz aveva, allora, la giovanetta Graçia e il mio amico El Garçiano aveva abbordato la cugina di Graçia, che si chiamava… Boh?… No, non che si chiamasse Boh?… boh, come dire che non mi ricordo più (ma si chiamava Germanica e non era tedesca).

Scritto con uno stile veloce e con un ritmo sempre incalzate, “Io che miro il tondo” è un libro arricchito da mirabili disegni dal sapore vintage, anch’essi provenienti dalla fantasiosa mente di Don Backy. Si tratta di un libro-non libro, una scultura cartacea a testimonianza di un tempo passato. Un esperimento divertente, interessante e veramente ben riuscito.

Successivamente la nostra critica letteraria ha avuto l’occasione di parlare con la bravissima e dolcissima Silvia Salemi, che presentava il suo libro “La voce nel cassetto”.

silvia salemi letto da noiAppena terminata la lettura, la prima domanda è stata: ho letto una biografia o una favola? È sorta anche una seconda domanda: come ha fatto Silvia Salemi (sito ufficiale) a parlare della sua vita in terza persona senza mai apparire presuntuosa? Cogliamo quindi nuovamente l’occasione per congratularci, perché non è cosa da tutti.

La prima parte è molto toccante e piena di ironia. L’autrice descrive la sua vita da piccola insieme ai nonni, in una casa in cui il tempo sembra essersi fermato, la nonna non aveva né lavatrice né frigorifero ed ascoltava solo Radio Maria. Era una donna di altri tempi e molto religiosa, tanto che:

Non stupisce che la nonna si fosse comprata la tomba già a trentacinque anni. La morte da lei era considerata come un evento ovvio che faceva parte a tutti gli effetti della vita, qualcosa che ci aspetta, ma non è da evitare e nascondere a tutti i costi.

Mentre si leggono questa pagine sembra quasi di sentire i profumi di quella casa; il pane appena sfornato, le pareti di tufo umido e freddo della casa. È una storia che rapisce, in cui ci si riesce ad immergere totalmente sia nelle situazione che nel personaggio principale (ovvero Silvia Salemi).

Nonostante la storia sia toccante, non scade mai nel melenso perché l’autrice ha la capacità di sdrammatizzare con leggerezza ed ironia anche le situazioni più tragiche, come quando descrive la malattia della sorella Laura, ed il primordiale patto tacito tra lei (all’epoca solo un feto) e la mamma che la porta in grembo. Un feto che però assimila tutto il terribile dolore di una madre disperata, e facendolo suo si mette in disparte appena viene alla luce, chiudendosi in un timido e serbato  mutismo.

Consigliata dal medico di famiglia, la madre di Silvia decise dunque di non abortire, ma da quel momento si instaurò tra il feto nel grembo e la madre un patto tacito: io ti faccio nascere, ma tu non dovrai essere un problema, perché mi devo dedicare completamente a tua sorella. E così, già nella sua esistenza intrauterina, Silvia fu una bimba molto discreta: niente nausee per la sua povera mamma affranta, qualche calcetto per riscuoterla da una crisi di pianto, una posizione comoda per non premere troppo contro le costole. Rannicchiata nel ventre materno, beveva, insieme al liquido amniotico, il cuore spezzato di sua madre e imparava che essere silenziosi e immobili poteva giovare a chi l’avrebbe messa al mondo.

In contrapposizione a questo capitolo scuro vi è poi la rinascita della protagonista e la sua trionfante entrata nel divertente e colorato mondo dello spettacolo. Tutta la descrizione delle forti emozioni, i fari puntati addosso, la frenesia di un periodo in cui Silvia Salemi è sia una liceale alle prese con l’esame di maturità ma allo stesso tempo si trova ad un passo dal successo. Sembra di vivere ogni attimo insieme alla protagonista e più di una volta si rimane con il fiato sospeso nel leggere le sue parole, tanto che in alcuni capitoli si rimane in apnea.

Non più la studentessa che nel tempo libero cantava ai matrimoni guadagnando il denaro per fare regali alla famiglia e costruirsi una futura indipendenza, ma un’artista. Artefice del suo destino, responsabile anima e corpo di quello che faceva: più di prima doveva prendersi cura della sua voce, il suo strumento. Ora non poteva più ammalarsi, non poteva trascurarsi, fare tardi la sera. Non c’era un aspetto della sua vita che non fosse toccato dalla sua nuova condizione di artista.

Una favola moderna in cui vince l’innocenza e la freschezza. Una storia che dà speranza e prospettiva a tanti giovani che oggi giorno spesso si buttano giù pensando che l’unico modo per sfondare sia avere conoscenze e raccomandazioni, chiudendo così i propri sogni in un cassetto, lo stesso da cui Silvia Salemi ha tirato fuori il suo.

Infine è stato analizzato il libro di Edoardo Vianello, un affascinante progetto dedicato alla città eterna, Roma, ed alle sue preziose fontane.

edoardo vianello mille e un librioUn libro che apprezzeranno sopratutto gli abitanti di Roma, dato che è tutto dedicato alle sue meravigliose fontane. Strano vedere Edoardo Vianello in veste di esperto di fontane, ma è proprio così che è andata! Anzi, cogliamo l’occasione per lasciarvi il link al sito ufficiale dove potrete vedere i video a cui faremo riferimento durante la recensione.

È stato un vero piacere leggere, guardare ed ascoltare questo omaggio a tutto tondo alla città eterna, che tra l’altro Edoardo Vianello ha avuto la fortuna di vedere e vivere nell’epoca più felice: gli anni 60 e 70. Ci troviamo innanzi ad un’opera nuova, a cui nessuno prima aveva mai pensato, la sua originalità non sta solo nell’aver catalogato, fotografato e descritto ben 2500 fontane ma nell’aver dedicato ad alcune di esse, le più belle sicuramente, delle musiche meravigliose. Edoardo Vianello si tramuta magicamente in direttore d’orchestra, quest’ultima composta da persone, acqua e sculture.

Lo scorrere di una trasparenza che incanta lo sguardo e lo porta lontano, il brillio di mille schizzi d’argento, lo scintillare di gocce che diventano perle e volano libere per la città. Una città poggiata sul Tevere con intorno la luce di fontane che si accendono come fuochi d’artificio ad illuminare una strada, una piazza, un cortile.

Fontane per innamorati o per anziani con le passioni arrugginite nei cuori. Fontane che catturano gli sguardi e li portano dentro sogni di cristallo, l’anima si lava, prende coscienza, sospira, fantastica mentre la magia di milioni di bollicine invisibili riempie un’aria che sa di lacrime e sorrisi. Le fontane suonano una musica che è canzone e preghiera, arpa e violino. Sono le note di una melodia che nasce dall’eternità, accordi che camminano insieme al mistero dell’uomo. L’associazione Culturale Acque ha filmato le più belle fontane di Roma, le liriche di grandi musicisti accompagneranno lo scorrere dell’acqua in un concerto che sarà zampillo, fonte, sorgente, per un’orchestra che suonerà nei cieli del mondo.

Per la realizzazione di questo progetto lavora con Luca Barbarossa, Amedeo Minghi, Stelvio Cipriani, Ennio Morricone e tanti altri. Ci hanno particolarmente emozionato le note che Morricone ha dedicato alla fontana dell’Acqua Paola e le suggestive melodie di Cipriani dedicate alla fontana delle Naiadi. Comunque sia vi consigliamo di ammirare ed ascoltare tutti video messi a disposizione sul sito, ne vale veramente la pena.

L’amore dell’autore per Roma è stato espresso nel tempo tramite la musica sin dai tempi del duo I Vianella. Canzoni cantate in romanesco che hanno fatto sognare e ballare tutta Italia! Edoardo Vianello è riuscito a trovare l’oggetto perfetto per onorare nuovamente la sua città. Di fatti quando si pensa alla musica in natura i primi elementi sonori che saltano all’orecchio sono il canto degli uccelli ed il gorgoglio dell’acqua. Per questo motivo le fontane rappresentano il dono musicale per eccellenza che negli anni, artisti e scultori, hanno dedicato a Roma. Edoardo Vianello, con questa magnifica ed interessantissima opera, è riuscito a coglierne tutta la poesia.

Chiudiamo questo articolo con un pizzico di malinconia dato che è terminato Sanremo 2018, ma felici di aver avuto l’occasione di complimentarci con gli autori di questi bellissimi libri. Vi ricordiamo che leggere apre la mente, ossigena il cuore, combatte la solitudine e dona prospettiva. Tra l’altro non ha controindicazioni!

Per continuare a cavalcare l’onda della lettura e per leggere altri articoli dedicati alla  trasmissione Mille e un Libro, Scrittori in TV, vi consigliamo di seguire questo link. 🙂


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