Mille e un libro scrittori in tv: Paglia, Napoletano, Milani, Fiorelli, Carletti

Mille e un libro scrittori in tv: Paglia, Napoletano, Milani, Fiorelli, Carletti

Mille e un libro scrittori in tv: Letto da Noi torna a partecipare al programma culturale di Gigi Marzullo, in questo articolo parleremo dei libri letti e discussi in trasmissione.

Ebbene sì, il 12 gennaio 2018 siamo tornate a Mille e un Libro scrittori in tv (puntata integrale visibile qui)  con nuovi interessantissimi libri di cui vogliamo parlarvi, pronti? “Il Crollo del Noi” di Monsignor Vincenzo Paglia, “Il cigno nero e il cavaliere bianco” di Roberto Napoletano,“La forza nascosta della gentilezza” di Cristina Milani“Pessima mossa, maestro Petrosi” di Paolo Fiorelli ed “Io vagabondo” di Beppe Carletti. Cinque libri totalmente diversi, cinque autori affascinanti e tante opinioni stimolanti; tutto questo è Mille e un libro scrittori in tv.

vincenzo paglia il crollo dei noiIl primo autore con cui abbiamo avuto l’onore di poterci confrontare è stato Monsignor Vincenzo Paglia, con il suo illuminante testo “Il crollo del noi”. L’arcivescovo lancia un grido di allarme, un urlo volto ad attirare la nostra attenzione per farci riflettere: siamo sempre collegati, ma sempre più soli. La globalizzazione da una parte ci spinge verso un sistema di legami superficiali fatti di hashtag e like, dall’altra ci divide sempre più facendo crescere un’individualismo che ci rende tutti sempre più egoisti.

Tanta attenzione viene posta sui Social Network, che sulla carta possono essere di grande aiuto (informare, condividere) ma di fatto spesso se ne fa un uso sbagliato. Mons. Vincenzo Paglia cita un articolo scritto da Jonathan Safran Foer per il «New York Times»: una ragazza su una panchina piangeva e lui, preso dall’imbarazzo, non sapeva se chiederle qualcosa, magari offrirle aiuto. Voleva farlo, ma allo stesso tempo intromettersi poteva risultare fastidioso. Nell’incertezza aveva tirato fuori il suo smartphone e si era messo ad usarlo in modo compulsivo.

Queste invenzioni non sono state create per essere sostituti migliori rispetto alla comunicazione faccia a faccia, bensì come evoluzioni di sostituti accettabili, per quanto inferiori.

È più facile fare una telefonata che darsi la pena di incontrare qualcuno di persona. Lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica di qualcuno è più comodo che conversare al telefono: si può dire ciò che si deve dire senza attendersi risposta. Le notizie difficili si comunicano così più facilmente. È più agevole farsi vivi senza la possibilità di lasciarsi coinvolgere.

Osserva Foer: «Ogni passo ‘avanti’ è stato reso più facile, appena un po’, giusto per eludere il peso emotivo di essere presente, di trasmettere informazioni invece che umanità. Il problema dell’accettare – del preferire – i sostituti inferiori è che col passare del tempo anche noi diventiamo sostituti inferiori».

 

Monsignor Vincenzo Paglia non ci parla solo di questo, nel libro sono tante le tematiche ad essere  toccate, ed ognuna di esse ci fa capire quanto stiamo tristemente diventando sempre più freddi, sempre più chiusi, sempre più egoisti. Viene lucidamente analizzata l’assenza della figura del “padre”, ovvero un modello forte e determinante sia in famiglia che nella società. Si sottolinea anche quanto stia crescendo la paura della solidarietà grazie a questo dilagante virus individualista, e parla della necessità della nascita di un nuovo umanesimo dato dalla collaborazione tra credenti ed umanisti.

Forse l’ultima volta che ci siamo sentiti orgogliosi di essere un «noi» che si commuove e si inorgoglisce della comune umanità risale allo sbarco sulla Luna.

 

Insomma, Vincenzo Paglia ci regala un libro molto profondo, lucido, drammatico per certi versi, ma decisamenete necessario! 

La puntata di Mille e un Libro scrittori in tv è proseguita con l’arrivo in studio dell’ex direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, per parlare del suo libro “Il cigno nero e il cavaliere bianco”.

roberto napoletano il cigno nero e il cavaliere biancoUn testo che senza dubbio spinge a riflettere. Roberto Napoletano, tramite un’avvincente intreccio narrativo, riesce a coinvolgere il lettore talmente tanto da far assumere al testo i connotati di  un thriller. Un giallo dal sapore amaro però, perché i fatti descritti non fanno parte di una fantasiosa finzione narrativa.

Si tratta di  500 pagine in cui vengono chiariti equivociscandagliate le pagine oscure della storia recente e narrati retroscena interessanti, anche attraverso le numerose interviste fatte ai veri protagonisti dell’attuale mondo economico.

Ci troviamo innanzi ad un saggio utile per combattere quello che l’autore stesso definisce un pericoloso “analfabetismo finanziario” che può indurre ad additare come colpevoli persone innocenti che si sono adoperate  per la causa comune, consentendo invece a personaggi disonesti, ma furbi, di passare da paladini.

Purtroppo ci sono anche pagine dolorose che ripercorrono varie vergogne italiane, come quella che riguarda il dirigente Vito Gamberale, condannato e poi assolto perchè il fatto non sussisteva. La vicenda viene narrata in maniera scorrevole ed intrigante:

…l’ingegnere meccanico Vito Gamberale, primo lavoro al credito industriale dell’IMI, e io lo sottoscrivo totalmente. In questo paese, quando si pronuncia il suo nome, bisognerebbe alzarsi inpiedi, perché quella TIM numero uno del mondo l’ha creata lui; ma ovviamente si è riusciti a fargli fare tre mesi di carcere per una storia ridicola di tre assunzioni napoletane (quando la Telecom, azienda privatistica, ne assumeva seimila all’anno) salvo poi assolverlo perché il fatto non sussiste e riconoscergli il più alto risarcimento di stato per avere subito un grave errore giudiziario. Vergogne italiane.

Gamberale: “Mi trovai in mezzo a una gestione improvvisata e imbarazzante, andai da Draghi e gli feci vedere la lettera di dimissioni e lui mi pregò di non presentarla.” E poi si chiede: “Lascia perdere me, ma come è possibile che in Italia ogni volta che c’è un manager di successo questo si dimette e nessuno si chiede perché? Te la do io la risposta: perché ogni volta c’è dietro una tresca opaca, il successo disturba, non piace, a maggior ragione non piace l’indipendenza.”

Da recitare come l’Ave Maria l’ultima parte in cui l’autore ci mette in guardia su un possibile ritorno del cigno nero nel caso in cui determinati errori ed atteggiamenti vengano ripetuti. Come dice lo stesso Roberto Napoletano:

Il Cigno nero può tornare e non ci sarà un altro Cavaliere bianco

 

Abbiamo trovato questo libro molto interessante perché riesce a coinvolgere il lettore in un argomento così comune a tutti anche se troppo spesso di difficile comprensione perché, purtroppo, il confine tra verità e menzogna è sempre molto indefinito. Cercati fatti certificati che possano chiarirvi le idee su quanto accaduto nel nostro paese? Allora questo è il libro che fa per voi.

Dallo studio di Mille e un Libro scrittori in tv è partito un collegamento esterno che ci ha permesso di parlare direttamente con Paolo Fiorelli, l’autore del giallo “Pessima mossa, maestro Petrosi”.

paolo fiorelli pessima mossa maestro petrosi

Paolo Fiorelli, con eleganza estrema ed un’incredibile naturalezza, crea un appassionante giallo ambientato in un mondo singolare e misterioso…quello degli scacchi.

Pessima mossa maestro Petrosi è un romanzo estremamente coinvolgente. L’ironia che permea tutto il libro lo rende molto leggero, nonostante si parli di un omicidio. I personaggi che lo popolano sono tutt’altro che sterili, anzi, sono articolati e molto intriganti. Ad esempio soggetti come il Maestro di scacchi albanese Daxa, con una caratterizzazione eccezionale e battute irresistibili:

Parlò invece Daxa, stentoreo: «Tu grandissimo imbranato, cosa significa questa? Esistono regole negli scacchi! Lui non si presenta, fa affronto a te, e tu che fai? Regali a lui il tempo?»

Il campione albanese era stizzito come se avesse subìto una grave ingiustizia. «Lo so, Dado, hai ragione. Ma non mi va di vincere così», provò a placarlo Petrosi.

«Testa di coso, fa come vuoi, ora noi sa perché non sei campione vero. Campione regala nulla, ecco», ribatté Daxa ancora più indignato.

 

Il rendere così realistici i personaggi tramite il loro linguaggio, le loro movenze e le loro storie, fa sì che sembri quasi di avere a che fare con vecchi amici, persone che si conoscono da una vita. Inoltre anche le ambientazioni sono tutte accuratamente descritte, sia quelle inventate (come Urbavia) che quelle vere (come Nizza e Cannes). Tutto ciò fa sì che il romanzo risulti molto più appassionante e realistico. Questo mischiare realtà e fantasia rende il testo decisamente credibile, tanto che alcune volte leggendo si ha quasi l’impressione di vivere una storia vera.

Due cose rendono il lavoro di Paolo Fiorelli incredibilmente affascinante: l’ambientazione e la costruzione del protagonista: Achille Petrosi. Quest’ultimo colpisce il lettore da subito per via della sua caratterizzazione estremamente originale e profonda. Inizialmente da l’idea di essere un un soggetto un po’ codardo, spaventato dalla vita, chiuso in se stesso, che vive ancora con la mamma a 49 anni e passa le giornate a giocare a scacchi. È un uomo goffo ma buono per cui si prova da subito una certa empatia, nonostante dia l’idea di essere un po’ finito, un tipo che accetta con rassegnazione il suo destino senza ribellarsi. Eppure è proprio quando tradisce la sua natura introversa ed arrendevole, improvvisandosi detective, che il fato lo premia.

È un libro che ci sentiamo di consigliare a cuore aperto, veramente ben scritto, ben strutturato e con dei messaggi pieni di positività. Dato che il protagonista ritrova il piacere del gioco solo nel momento in cui smette di viverlo come un’ossessione, crediamo che uno dei principali sia proprio vivere con leggerezza: magari non sempre si giunge all’obiettivo che ci si prefissa, ma almeno ci si gode la strada per provare ad arrivarci.

La forza nascosta della gentilezza: la psicologa Cristina Milani non si limita a scrivere un saggio sulla gentilezza bensì dona ai suoi lettori un vero e  proprio manuale su come metterla in pratica.

cristina milani la forza della gentilezzaCristina Milani (sito ufficiale), con La forza della gentilezza, ci  propone un libro che non è solo un saggio per spiegare cosa sia in realtà la gentilezza, ma diventa un manuale per capire come metterla in pratica. È stato un piacere poterle esporre le nostre impressioni guardandola negli occhi. Vederla ci ha fatto capire che le parole scritte in questo libro possono davvero prendere forma, di fatti è bastato uno sguardo per avere l’impressione di parlare con una persona solare e gentile.

Nel libro Cristina Milani  spiega al lettore come la gentilezza cambi di nazione in nazione, e del perché di questi cambiamenti, sia storici che culturali. Dopo questo viaggio virtuale si passa ad analizzare lo sviluppo della gentilezza nella storia, dal medioevo ed i suoi secoli bui al rinascimento ed i suoi anni di rinascita artistica e culturale.

In seguito a questo affascinante viaggio temporale l’autrice ci spiega come mettere in atto la gentilezza, quale linguaggio usare per metterla in pratica, sia verbale che corporeo, con un elenco chiaro di pratici consigli. Come riporta l’autrice: più la gentilezza si mette in pratica più sarà facile che diventi un’abitudine. 

Riassumendo: otto piccoli suggerimenti per migliorare la comunicazione 

1. Osservare:mantenere un elevato grado di attenzione nei confronti dell’altro.

2. Bilanciare i bisogni:ascoltare invece di limitarsi a sentire e utilizzare una comunicazione chiara e coerente.

3. Aggiustare l’equilibrio interno: elaborare messaggi interiori positivi e praticare un «sano egoismo».

4. Rispettare: agire sapendo che non si è soli.

5. Essere umili: non giudicare, non criticare, non vantarsi o mettersi in mostra.

6. Essere sinceri: evitare le bugie.

7. Essere costruttivi: evitare le obiezioni negative, le polemiche o le rivendicazioni.

8. Essere onesti: non parlare male di qualcuno se questi non è presente.

A rendere poi il testo molto attuale ci sono continui richiami ai comportamenti che si tengo oggi giorno sui social network, sia positivi che negativi. Vi è anche una parte in cui Cristina Milani analizza tutti i cambiamenti positivi che possono aver inizio nel nostro pianeta proprio grazie al nostro comportamento gentile. Essere socialmente responsabili mette in moto il cambiamento. Dai gesti più piccoli ed insignificanti possono scaturire enormi cambiamenti postivi per il nostro mondo.

Insomma un testo a tutto tondo che può essere molto istruttivo sia per ciò che riguarda tematiche storiche che presenti. Il tutto ha come tema centrale la gentilezza, portata ad elevazione massima quando questa collima con l’empatia e la collaborazione tra le persone. 

“Possiamo decidere di iniziare a impegnarci per migliorare le cose partendo dal nostro piccolo in modo consapevole, generando quella boule de neige capace di provocare una valanga di gentilezza che travolge tutto e tutti. Essere d’esempio, in ogni aspetto della vita quotidiana, è il primo vero passo che si può compiere verso gli altri per alimentare un movimento verso il cambiamento.”

Infine l’analisi di un quesito che molti lettori si pongono sin dalle prime righe: gentili si nasce o si diventa?

Cristina Milani analizza questa domanda citando sia biologi secondo il quale è il gene egoista che domina l’uomo, contrapponendo filosofi che sostengono la teoria del “mutuo appoggio” senza il quale non ci sarebbe evoluzione. Grazie alla cooperazione si superano le avversità. Di centrale importanza poi è stata la scoperta del gene AVPR1A, colui che causa la sensazione di benessere che percepiamo nel compiere un atto gentile. In conclusione la gentilezza deriva da una serie di elementi ambientali e comportamentali ma in fondo siamo spinti a essa da un impulso biologico.

Chiude la puntata di Mille e un Libro scrittori in tv Beppe Carletti, che con il suo “Io vagabondo” ripercorre i 50 anni di vita passati con i Nomadi in un interessantissimo viaggio fatto di ricordi e sensazioni.

io vagabondo beppe carlettiBeppe Carletti (profilo ufficiale) ci regala un libro sulla storia della crescita italiana. Come è cresciuto un grande gruppo come i Nomadi, allo stesso modo è cresciuto e si è evoluto il nostro bel paese. Questo e tanto altro è contenuto in questo libro, un monumento, come lo stesso Carletti, alla musica Italiana. 

Nel 68′ Radio Vaticana trasmise una canzone: Dio è morto. Una canzona che descriveva il mondo così com’era, censurata dalla Rai, ma non per questo trascurata da chi aveva il piacere di sentirla. Era una canzone di speranza; la speranza di un futuro migliore. I Nomadi raccontavano quello che accadeva, e quello che avrebbero voluto cambiare, esattamente come fanno ora, a 50 anni di distanza. Raccontare in musica un disagio comune; questa è la vera arte.

Coi miti della razza Dio è morto
Con gli odi di partito Dio è morto.
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi
Perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni
E poi risorge
In ciò che noi crediamo Dio è risorto
In ciò che noi vogliamo Dio è risorto
Nel mondo che faremo
Dio è risorto

Beppe Carletti scrive questo libro con il cuore, facendosi guidare non solo dalla musica ma anche da quei sentimenti veri e genuini che hanno governato la sua vita e la sua professione. Una storia semplice, per certi versi, di quella semplicità rara e grandiosa che solo le persone sincere possiedono.  “Io vagabondo” è un vero e proprio viaggio virtuale tra tour, vita privata, retroscena e curiosità di un gruppo amato ed apprezzato da tantissimi.

Beppe ci regala una sua personale visione del mondo, in cui è proprio la passione per la musica a guidare la sua esistenza. Un’ esistenza importante in quanto portatrice sana di un messaggio rilevante, espresso in musica e parole condivisibili da tutti, in qualsiasi tempo.

La musica mi ha sempre affascinato. C’era in qualsiasi posto andassi, anche se forse, ripensandoci oggi, ero piuttosto io a sentirla ovunque. Era l’Italia di De Gasperi e dell’Azione Cattolica, dei giovani con lascia o raddoppia? E dei cappelletti solo a Natale e Pasqua, di mia nonna Saide che faceva la treccia nascosta nel caldo della stalla e delle paghette da 90 lire.

Un libro non solo piacevole da leggere ma anche da  regalare, sia a chi i Nomadi li ha vissuti negli anni d’oro sia per chi, come noi, li ha ascoltati in un’altra epoca. Un libro affascinante che merita di essere letto, sia per cultura propria sia perché (ora avendolo conosciuto possiamo proprio dirlo) Beppe Carletti è una persona veramente squisita e straordinaria, ed è sempre bene conoscere la storia delle persone straordinarie; lasciano dentro una sensazione gradevole ma sopratutto stimolano a migliorare, a fare di più per noi e per gli altri.

Vi lasciamo con l’ultimo video, dedicato ad “Io vagabondo”, in cui la bellissima e bravissima (ed anche simpaticissima, come abbiamo avuto piacevolmente modo di scoprire) Valentina Gemelli (qui potete visitare il suo blog) legge un passo del libro.

Volete sapere com’è andata la scorsa puntata di Mille e un Libro scrittori in tv? Seguite questo link! 🙂


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