L’urlo: il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch

L’urlo: il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch

Sicuramente tutti conoscono L’urlo di Munch, per averlo visto alcuni di persona o sui libri, altri in qualche pubblicità o su gadget….perfino una delle “emoticon” del telefonino si rifà al celebre dipinto!

L’urlo di Munch testimonia l’enorme diffusione di uno dei massimi capolavori dell’arte contemporanea, il cui esecutore, (artista tormentato e ossessionato dalle sue paure), descrive egli stesso il momento in cui trova l’ispirazione a questo dipinto. Racconta così Munch: “Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò.

I cieli diventarono improvvisamente rosso sangue e percepii un brivido di tristezza. Un dolore lancinante al petto. Mi fermai, mi appoggiai al parapetto, in preda a una stanchezza mortale.

Lingue di fuoco come sangue coprivano il fiordo neroblu e la città. I miei amici continuarono a camminare e io fui lasciato tremante di paura. E sentii un immenso urlo infinito attraversare la natura.”

Il dipinto, è tutto incentrato sulle linee sinuose che danno forma al personaggio in primo piano con la bocca spalancata e le mani che stringono il viso in segno di disperazione (probabilmente è l’immagine di se stesso che il pittore intende rappresentare) e alla natura che lo circonda. Sullo sfondo si scorgono i due amici che proseguono la passeggiata, completamente indifferenti nei confronti dei drammi che colpiscono l’artista.

Drammi, dolori, un animo fragile, sono tutti elementi che irrompono prepotentemente sulle tele. La memoria della morte della madre, quando l’artista aveva solo cinque anni e poi della sorella, sono solo l’inizio di un cammino interiore molto travagliato. L’angoscia esistenziale e la disperazione totale troveranno così l’espressione più alta nel linguaggio figurativo.

Neanche l’amore di una donna riuscirà mai a sollevarlo dai suoi fantasmi, dai suoi incubi. Vedrà infatti la donna come colei in grado di poter distruggere, annientare l’uomo. L’amore per la donna più importante della sua vita, Tulla, sarà molto conflittuale, tanto che una volta, al culmine di un litigio, proprio Tulla sparò un colpo di pistola che ferì il pittore, facendogli perdere un dito della mano. Era ossessionato dal sentirsi troppo legato, vincolato e terrorizzato dal matrimonio…. definiva la sua donna ” l’angelo nero della sua vita”.

Al giorno d’oggi, tutto scorre veloce e spesso i rapporti interpersonali vengono “consumati” con rapidità. Così l’amicizia, come l’amore, vengono meno alla prima difficoltà e le persone considerate esseri intercambiabili. Il disagio esistenziale e le nevrosi, che possono essere considerati malesseri dei nostri tempi, vennero proiettati magistralmente sulle tele di Munch più di un secolo fa.

Oggi possiamo ammirare le sue opere al bellissimo Museo Munch di Oslo (Norvegia) a cui l’artista lasciò tutta la sua produzione artistica.

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