Le poche cose certe; Valentina Farinaccio

Le poche cose certe; Valentina Farinaccio

Le poche cose certe Book Cover Le poche cose certe
Valentina Farinaccio
Mondadori
27/03/2018
156

Sinossi

È da dieci anni che Arturo non sale su un tram. L'ultima volta che lo ha fatto era un giovane attore di belle speranze e andava a incontrare una ragazza perfetta e misteriosa, con il nome di un'isola, quella leggendaria di Platone: Atlantide. Ma il destino cancella il loro appuntamento e, da lì in poi, niente andrà come doveva andare. Oggi Arturo è un quarantenne tormentato da mille paure. Mentre attorno tutto si muove, lui resta fermo, immobile, come un divano rimasto con la plastica addosso in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare. Quando sale sul tram 14, che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina, ha un cappellino in testa per nascondere i pensieri scomodi e nella pancia il peso rumoroso dei rimpianti. E mentre i binari scorrono lenti, in una Roma che si risveglia dall'inverno, e la gente sale e scende, ognuno con la sua storia complicata appesa al braccio come una ventiquattrore, Arturo, che nella sua vita sbagliata ha sempre aspettato troppo, fa i conti con il passato, cercando il coraggio di prenotare la sua fermata. Perché nel posto in cui sta andando c'è forse l'ultima possibilità di ricominciare daccapo, e di prendersi quel futuro bello da cui lui è sempre scappato.

Le poche cose certe; un delicato romanzo, a metà tra la prosa e la poesia, in cui Valentina Farinaccio invortica il lettore in sogni ed emozioni appassionanti.

Le poche cose certe, di Valentina Farinaccio (official Twitter) è un testo che colpisce al cuore sin dalle prime righe, con una prosa scorrevolissima e descrizioni che a tratti prendono la forma di lussureggianti versi poetici.

Ad inizio libro incontriamo subito Arturo, il protagonista. Un uomo che non sembra aver molto di speciale se non fosse che è pieno di rimpianti e malinconia. Queste emozioni però non fuoriescono in maniera drammatica. Valentina Farinaccio, con grande eleganza, riesce a coinvolgere il lettore nei turbamenti di Arturo con una scrittura magnetica da cui non ci si riesce più a separare.

A parer mio la bravura dell’autrice è stata proprio il riuscire a catturare l’attenzione del lettore descrivendo scene di vita ordinaria, dote assai rara. Abbiamo un uomo sulla quarantina, un passato cocente, un tram, gente che sale e che scende e spolverate di ricordi amari. Letto così ci sarebbe quasi da pensare: ma siamo sicuri che abbia un buon ritmo questa storia? La risposta è: il ritmo ve lo darà il battito del vostro cuore nel leggere frasi come:

E fuori, intanto, Roma ha il colore dell’inizio di febbraio. Quel colore freddo, ma trasparente, del peggio che è passato.

Ogni paragrafo si legge trattenendo il fiato arrivando a fine pagina senza aria nei polmoni, perché l’urgenza di sapere cosa accadrà aumenta capitolo dopo capitolo. Disseminate qua e là tante perle di saggezza che arricchiscono il lettore e inducono alla riflessione:

“Atlantide Pazza”, eccolo.

L’aveva memorizzata così. Perché le nostre rubriche del telefono non sono altro che questo: la testimonianza scritta della prima idea che ci facciamo dell’altro. La prima cosa che vediamo dell’altro.

Non è solo l’animo del protagonista ad essere magistralmente descritto ma anche quella folle danza che inizia tra due persone quando si amano; quel tira e molla continuo che tutti speriamo finisca con un ultimo eterno abbraccio.

«Ok. E tu chi cazzo saresti per venire qua e dire le cose in faccia alla gente con tutta questa sincerità non richiesta?» «Sono un’attrice, anche io, e ti stavo prendendo in giro. Volevo solo vedere come reagivi, scusa.»
«Scusa un cazzo.»
«Scusa un cazzo, giusto. Mi chiamo Atlantide, piacere… è un nome assurdo, lo so, ma hai presente la canzone di De Gregori, quella che parla della ragazza col viso che ricorda il crollo di una diga? Che poi ci sarebbe anche l’isola leggendaria, quella di Platone, vabbè, niente, i miei genitori fumavano erba, la sera.»

«Dice anche quella cosa straziante, De Gregori, in quel pezzo. Dice che la perdona per averla tradita. Ogni volta che la sento piango, come un fesso. Piacere, Arturo: la canzone col nome un giorno qualcuno me la scriverà, spero, ma intanto anche io ho la mia isola, non so se hai presente. Passo la vita a dire il mio nome e poi a rispondere sì, come quello della Morante.»

Eccoli: Arturo e Atlantide, una sera di tanti anni fa. Che se c’è una cosa certa, nella vita, è che fra un’isola e l’altra c’è sempre il mare.

La fine del libro è una valanga di emozioni; c’è l’amarezza del rimpianto, la dolcezza di ricordi ancora vivi nella mente del protagonista, la sofferenza del dover fare delle scelte, c’è quello che poteva essere, e la presa di coscienza poter ancora cambiare le cose; c’è una vita. Il tutto si riassume in un’incantevole, attenta e sempre lucida analisi della natura umana.

Le poche cose certe è uno di quei libri che lascia tanto al lettore, come se egli stesso riuscisse a trarre insegnamenti preziosi dalla vita e sopratutto dagli errori dei suoi protagonisti. Un gran bel romanzo, consigliato a cuore aperto.

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