La vita è un cicles; Margherita Oggero

La vita è un cicles; Margherita Oggero

La vita è un cicles Book Cover La vita è un cicles
Margherita Oggero
Mondadori
23/10/2018
252

Sinossi

In una gelida mattina d'inverno, nel retro dell'Acapulco's, uno dei peggiori bar di Torino, viene ritrovato un morto ammazzato. Chi è? Ma soprattutto, chi l'ha fatto fuori, e perché? Massimo, giovane laureato in Lettere che per sbarcare il lunario prepara panini e scongela brioches precotte, non sa nulla di quel cadavere con la faccia spappolata, così come sembra non saperne niente neppure Gervaso detto Gerry, il figlio del padrone del bar, un ragazzotto non proprio sveglio, più interessato a conquistare la bella Sabrina che a fare fatica dietro al bancone... A dirigere le indagini con la sua squadra c'è il commissario Gianmarco Martinetto, un poliziotto dal carattere ruvido e apparentemente scostante come la sua città, che deve rimboccarsi le maniche per risolvere questo intricato caso in cui le piste investigative si confondono e si sovrappongono. Dietro l'omicidio c'è forse la mano di una misteriosa mafia veneta che ha il controllo della periferia torinese? Oppure è uno spietato regolamento di conti per una faccenda di droga, o prostituzione? E chi è veramente Gilda, femme fatale che fa perdere la testa a Massimo, bravo ragazzo più a suo agio con le versioni di latino che con i sentimenti?

La vita è un cicles; Margherita Oggero torna al “giallo” regalandoci un romanzo intrigante e velocissimo ambientato in una delle città più belle d’Italia, Torino.

Margherita Oggero,(pagina Facebook ufficiale) nata a Torino nel 1940, è un’autrice estremamente prolifica che da sempre ci regala romanzi emozionanti e profondamente coinvolgenti. Sentirla parlare è un piacere per le orecchie ma ancor di più lo è perdersi nelle sue storie, sempre dense di sentimento e vicende appassionanti.

Con La vita è un cicles Margherita Oggero torna ad appassionarci con un giallo denso di mistero in cui niente è veramente come sembra. Ambientato in una delle città più belle della nostra penisola, Torino, il lettore si trova da subito catapultato in una delle zone più sconosciute di questa città; la periferia. Una Torino diversa quindi, proprio per lucida scelta della scrittrice che vuole dare a questo libro un qualche cosa che lo distinguesse dai suoi precedenti romanzi. Ma questo non è l’unico motivo, perché Margherita Oggero in verità voleva riuscire a parlare di alcuni temi che la toccano da vicino come la precarietà giovanile e la riqualificazione delle periferie.

Di solito Gerry, il figlio del padrone del bar, arriva verso le sette per grugnire un saluto invelenito, tirare su le serrande e imprecare contro il padre perché invece del bar non ha preso la licenza per una sala scommesse che rende molto di più e soprattutto apre alle undici, ziocan. I panini preparati da Massimo sono già disposti nella vetrinetta insieme ai croissant e la Cimbali è stata messa in pressione. Di solito verso le sette, sette e un quarto, Massimo esce dalla stessa porta sul retro da cui è entrato, e intanto arrivano i primi clienti, ma gli ispettori del lavoro e i NAS stanno ancora a dormire o si sono appena alzati.

Di solito però non vuol dire sempre. Alle sei Massimo infila la chiave nella serratura della porta sul retro. Solo il mezzo giro e non le quattro mandate, come mai? Glielo dico o no a Gerry? Dato che come sempre è stato lui a chiudere ieri sera, mi dirà di farmi i cazzi miei. Io me li faccio e non gli dico niente. Dalla soglia accende la luce. Sbatte più volte le palpebre come per essere certo di quello che vede – mentre il cuore tambureggia fuori ritmo –, fa prima quattro o cinque passi indietro nel cortile, poi in avanti per chiudere la porta e chiama il 112.

Tutto ha inizio così, con un cadavere che Massimo, il giovane protagonista di La vita è un Cicles, trova nel retro del locale dove prepara panini per sbarcare il lunario. Molti di noi si potranno riconoscere in lui, a quanti infatti non è capitato di dover fare i lavori più disparati una volta finita l’università? Ma sopratutto lontani anni luce dal pezzo di carta (…chiamato LAUREA) conquistato con tanta fatica?

«Perché dovrei assumerti?»

lo fulmina con le parole e lo sguardo il cavalier Leonardo Galilei.

«Perché ha bisogno di un ragazzo che spinga la sedia a rotelle, che la aiuti a salire in auto, che la porti in giro dove le pare.»

«L’altra sedia a rotelle è elettrica e la badante ha la patente.»

«Ma è piuttosto esile, e comunque nell’annuncio lei ha richiesto un ragazzo.»

«Oltre a preparare panini, cosa fai di lavoro?»

«Aggiusto o scrivo tesi e tesine. Ripetizioni di latino e di greco.»

«Ci sono ancora studenti che vanno a ripetizione?»

«Pochi.»

«Già, adesso promuovono cani e porci. Magari con i crediti.»

«Com’è che è così informato sull’argomento?»

«Ho un nipote imbecille che però ha fatto un corso da bagnino.»

Pausa di silenzio. Il vecchio scruta Massimo che sostiene lo sguardo e resta immobile sulla poltrona.

«Ti farò sapere, puoi andare.»

Cosa rispondo? Grazie è troppo, arrivederci inutile.

«Buonasera.»

Margherita Oggero, maestra indiscussa del “dialogo” in questo romanzo supera se stessa con scambi di battute acide, spassose e affilate come coltelli.

Plauso alla scrittrice che centrifuga il lettore con una storia in continuo mutamento in cui l’attenzione viene abilmente spalmata su tutti i personaggi di modo che il lettore non sia mai del tutto sicuro di chi sia il vero colpevole. Colpi di scena improvvisi e delicati cammei offrono un ritratto magico e coinvolgente del mondo di oggi. La vita è un cicles è un romanzo veloce come pochi, pungente al punto giusto e piccante quanto basta, ambientato in una Torino diversa da come l’abbiamo sempre vista, molto lontana dalle eleganti vie del centro. La Torino delle periferie, del degrado, della precarietà e della clandestinità.

Il croissant è gommoso come un cicles (cicles, cicles sì!) cioè chewing-gum, ci potrei fare i fili. Big Babol leccalecca, infanzia e adolescenza che tornano su come un rigurgito per effetto del cadavere, della polizia, delle scocciature all’orizzonte. E anche di qualcos’altro che è meglio non far riaffiorare troppo.

«Che miscela di caffè usate?» chiede dopo l’ultimo sorso.

«A te che tte frega?»

Alla faccia della cortesia sabauda. Però l’eloquio del boxeur tradisce il romanesco. Posa sul bancone una moneta da due euro:

«Mi frega per cancellarla dalla lista della spesa.»

«Ma va’ a mori’ ammazzato, va’!» lo invita il barista.

Alla ricerca di noir loschi e densi di mistero? Vi consigliamo di proseguire la lettura con “Malanottata” di Giuseppe di Piazza. 🙂

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