La fame che abbiamo – Dave Eggers

La fame che abbiamo – Dave Eggers

La fame che abbiamo Book Cover La fame che abbiamo
Dave Eggers
Fiction
Mondadori
2006
245

Sinossi

Il libro è un insieme di storie dai soggetti e dalle ambientazioni più diverse: si passa dai ricordi di un setter irlandese in fuga alle meditazioni umoristiche e agrodolci sul suicidio e sull'amicizia. In realtà il libro costituisce un'avventura narrativa organicamente strutturata che fotografa dai più diversi punti di osservazione quella ineludibile domanda, quella ricerca ora affannosa ora giocosa di qualcosa al di fuori di noi, di un senso, di una direzione: la fame che abbiamo, che è al centro delle nostre vite. Dave Eggers, autore di "L'opera struggente di un formidabile genio" e di "Conoscerete la nostra velocità", è anche il creatore di una innovativa rivista letteraria, "McSweeney's".

La fame che abbiamo: Dave Eggers usa personaggi strambi ed imperfetti mirando ad un unico e chiaro obbiettivo, raccontare la fame primordiale che abita ognuno di noi, la fame di emozioni.

dave eggers la fame che abbiamoDave Eggers è uno scrittore statunitense nato a Boston nel 1970. È il creatore della famosa rivista letteraria “McSweeney’s” e fondatore del progetto “826 Valencia” (centro educativo no-profit e negozio di forniture per pirati). Il suo primo romanzo è stato L’opera struggente di un formidabile genio, seguito nel 2002 da Conoscerete la nostra velocità, e nel 2004 da La fame che abbiamo.

Ammetto di aver dovuto leggere quest’ultimo un paio di volte prima di riuscire a comprendere se mi era piaciuto o meno. Vi sembrerà strano ma con Eggers non si riesce mai a capire se c’è “altro”, cosa si nasconde veramente dietro le sue parole; magari tutto o forse niente. Quindi? L’unica soluzione spesso è fermarsi e riflettere.

Vi racconterò in breve la mia personale esperienza con questo scrittore, e ciò che penso di lui. Come prima cosa trovo che Dave Eggers sia uno di quei geni creativi che o si ama o si odia, senza nessuna via di mezzo. Trovo anche che questa sia opinione comune, perché mi è successo più di una volta di leggere e sentire pareri decisamente discordanti sulle sue opere. Frasi come “è il mio scrittore preferito” che si alternano a volgari (seppur schiette) “ma cosa ca**o voleva dire?”. Io devo ammettere che mi alterno tra le due. Ho amato profondamente Conoscerete la nostra velocità, e ciò mi ha poi spinta ad addentrarmi nella vita dei personaggi che popolano La fame che abbiamo. Quest’ultimo però ha lasciato dentro di me sentimenti decisamente contrastanti.

Iniziamo col dire che si tratta di una raccolta di racconti, più e meno lunghi. Si passa infatti dalla breve storia (2 pagine) di un uomo che sul suo giornale vede la foto di un soldato morto e si sente terribilmente violato, al racconto di un ragazzo che ha tentato di uccidersi (di nuovo) e suo cugino che, a modo suo, tenta di aiutarlo sforzandosi di credere che domani, domani sarà tutto diverso.

…passerà a trovare Adam tornando verso nord, e deciderà cosa fare delle borse dopo averle ispezionate e aver gettato le pillole e tutto ciò che non vuole lasciare ad Adam. Decide di prendergli una o due valigie vere, di quelle rigide, robuste. Questo può farlo domani.

Domani!

Domani infilerà le cose di Adam nelle valigie robuste e gliele porterà […] Domani potrà fare meglio di quanto abbia fatto oggi. Domani! Domani!

La fame che abbiamo è un’epitome di finte-certezze banali a cui l’essere umano si aggrappa per trovare un senso, un motivo per andare avanti e continuare a vivere senza cedere alla disperazione.

“La Fame che abbiamo” contiene anche storie di amore, e di amicizia. Storie di stranezze (una ragazza che trova che il piacere più grande mai provato nella sua vita sia stato grattarsi furiosamente dopo un’orticaria), e storie di animali (l’ultimo racconto viene narrato in prima persona da un cane). Ed è proprio mentre leggo avidamente questo libro, cercando di dare a tutto una coerenza, che inciampo in un racconto di ben sei pagine dal titolo “Ci sono cose che lui dovrebbe tenere per se stesso”. Pagine bianche, inesorabilmente vuote. Tutte? Sì, proprio tutte vuote. Errore di stampa? Penso io, ma no, nessun errore. D’altro canto quelle cose andavano tenute nascoste a quanto pare.

Dave Eggers gioca con il lettore, gioca a fare Dio ed è proprio quando si arriva a quel racconto bianco che ci si rende conto di essere solo una pedina nelle sue abili mani genialoidi. Per la rabbia, di fatti, mi sono ritrovata a chiudere il libro pensando “basta, un’altra occasione non te la do”. Sera dopo sera osservavo quel testo non finito e mi assaliva una rabbia enorme perché la curiosità di andare avanti era tanta, ma non volevo ritrovarmi nella situazione di essere presa in giro nuovamente. Alla fine ho fatto esattamente ciò che Eggers fa fare ai suoi personaggi; ho ceduto alla mia stupida umanità, ho ceduto alla fame. La fame di sapere, la fame di controllare, la fame di pensare che tutto per forza debba sempre avere un inizio ed una fine…ed un senso.

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