Il grande mare: Storia del Mediterraneo di David Abulafia

Il grande mare: Storia del Mediterraneo di David Abulafia

Il grande mare Book Cover Il grande mare
David Abulafia
History
2013
695

Da sempre il Mediterraneo - il "mare fra le terre" - è stato un crocevia di popoli, culture, lingue, religioni, che ne hanno fatto il cuore pulsante del Vecchio Mondo. A segnare la storia del "grande mare", il nome con cui era noto nella tradizione ebraica, non sono stati, secondo lo storico britannico David Abulafia, il clima, i venti o le correnti, ma gli uomini (navigatori, mercanti, missionari, condottieri, crociati, pellegrini, pirati), che, mettendo in contatto le regioni più remote di questo vasto bacino, lo hanno reso "forse il più dinamico luogo di interazione tra società diverse sulla faccia del pianeta". Anziché richiamarsi a un'astratta e statica "identità mediterranea", l'autore pone l'accento sul cambiamento di una regione che nel corso dei millenni ha visto sorgere e tramontare imperi e civiltà, è stata teatro di feroci battaglie per il monopolio politico e commerciale, e che infine, prima con la scoperta della rotta atlantica e poi con l'apertura del canale di Suez, ha perso sempre più importanza nelle relazioni e nei commerci internazionali, per trovare la sua nuova e insospettata vocazione nel turismo di massa e diventare, più recentemente, il complesso scenario di incessanti flussi migratori. Al centro di questa affascinante ricostruzione non ci sono soltanto gli eventi e i personaggi più importanti della storia economica, politica e militare, ma anche figure solo apparentemente di fondo...

Recensione de “Il grande mare: Storia del Mediterraneo” di David Abulafia; un’opera superba pubblicata da Mondadori

Il mare, qualsiasi mare, non ha storia. A pensarci bene, non è nulla di speciale. È solo tanta, tanta acqua in quella che altrimenti sarebbe solo una grande depressione del terreno. Sì, ci sono i pesci che ci nutrono e ci sono i venti che danno l’aria che respiriamo, ma il mare in sé non è che acqua e sale. O questo direbbe un fisico.

David Abulafia, però, è uno storico e lui sì che è capace di vedere ben altro oltre all’acqua. Perché il mare è la storia di chi quelle acque le ha navigate, trovandoci prosperità e morte, e pochi storici hanno l’ardire di narrare la storia di tutti coloro che hanno vissuto un mare così ricco di storia come il Mediterraneo. Non è un caso che il titolo del libro sia proprio “Il grande mare: Storia del Mediterraneo”, perché pur essendo un luogo geograficamente inferiore alle vastità oceaniche, è un mare dalla storia sconfinata, generata soprattutto dall’essere punto di incontro e scontro tra civiltà e religioni che lì, o nelle sue estreme vicinanze, hanno trovato il punto di partenza dal quale hanno conquistato quasi tutto il pianeta.

“Il grande mare” è un’opera, quindi, a dir poco enorme. Non tanto per dimensioni, che visto l’argomento potrebbero essere notevolmente maggiori, quanto per la vastità temporale che ricopre, e cioè dagli albori stessi della civiltà, al terzo millennio. Dai micenei mercanti di coloranti alle statunitensi in bikini, un’infinità di mondi che per sorte o per scelta, attraverso i millenni ha incrociato i propri destini sulle onde del mare.

Abulafia cerca di seguirne i destini, tutti imparentati dalla comune e sempre presente caratteristica: il commercio. La storia del nostro mare è, infatti, soprattutto questo: la storia commerciale di chi ha accumulato ricchezze enormi e di chi invece si è visto privato delle stesse. Dalle colonie fenice, passando per il predominio romano, l’epoca d’oro musulmana e poi la gloria delle Repubbliche Marinare, il dominio Ottomano, la ragione di stato delle nazioni moderne, il turismo di massa. Abulafia narra il tutto con sorprendente facilità e accessibilità. Sia chiaro: non è un libro dalla facile lettura. Soprattutto in termini geografici, “Il grande mare” necessita conoscenze ben sopra la media (ammetto di averne letto numerosi passaggi con una cartina geografica a portata di mano), ma tenendo conto della complessità dell’argomento, il risultato è notevole.

Per chiunque voglia avvicinarsi a un argomento specifico, “Il grande mare” è un’ottimo punto di partenza per capire velocemente quali siano state le premesse storico-economiche che hanno permesso lo svilupparsi di certe realtà. Se per esempio un lettore avesse voglia di saperne di più sulla storia della Roma imperiale, “Il grande mare” fornirà buoni spunti di riflessione per capire i benefici economici dell’unità politica capitolina in rapporto alla frammentazione economica, politica e religiosa dei periodi precedenti e successivi.

L’opera di Abulafia, però, non è perfetta e in alcuni casi dà l’impressione di semplificare certi argomenti, e in alcuni casi proprio di ignorarne l’esistenza, con l’obiettivo di non protrarsi eccessivamente. Per esempio, lo storico dà come verità assodate alcune ipotesi storiche prive di assoluta certezza. Soprattutto nel caso delle primissime civiltà per le quali, ovviamente, c’è una marcata mancanza di documenti storici rispetto alle civiltà classiche.

Come si è detto in apertura, il commercio sembra essere l’unico punto di interesse di buonissima parte del testo, e sebbene sia chiaro che il commercio abbia svolto il ruolo più importante, è con troppa facilità che altri argomenti (come quello religioso, per esempio) vengono accantonati. Solo dal ‘700, considerazioni di carattere strategico-militare si fanno sentire con una certa costanza. In ogni caso, per un’opera dallo spirito così enciclopedico, il difetto principale è l’assoluta mancanza di riferimenti al mondo oltre Gibilterra (e Suez).

La civiltà egizia antica viene quasi ignorata con la spiegazione che per il popolo della Sfinge il mediterraneo era solo un confine e non un luogo d’opportunità. Al di là della veridicità storica dell’affermazione, ignorare una civiltà così importante e così vicina al Mediterraneo (le piramidi più famose sono a meno di 200km dalla costa) lascia al lettore un senso di incompiuto.

Più grave, però, è quando questo approccio lascia non scritta una spiegazione che Abufalia dà per scontato e che evidentemente è un perno fondamentale della storia di questo mare, ovvero come i viaggi portoghesi e spagnoli abbiano avviato un processo di declino economico durato mezzo millennio. Potrebbe sembrare un paradosso quello di far presente, come difetto del libro, la mancanza di riferimenti non strettamente legati al soggetto; ma per usare un parallelismo poco piacevole, nella biografia di un personaggio famoso vittima di omicidio, ci aspetteremmo più che un fugace cenno all’omicida e alle sue motivazioni.

In conclusione, “Il grande mare: Storia del Mediterraneo” è un’opera superba per contestualizzare, all’interno del tempo e dello spazio, avvenimenti dei quali, forse, siamo a conoscenza solo in modo isolato. Quindi, sia per chi volesse dare uno sfondo a un argomento specifico, sia per chi invece volesse avere semplicemente una grande visione d’insieme del processo storico del Mare Nostrum, il libro di Abulafia è un libro caldamente consigliato.


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