“Damiana” di Vincenzo Muscarella

“Damiana” di Vincenzo Muscarella

Damiana Book Cover Damiana
Vincenzo Muscarella
Narrativa moderna e contemporanea
Edizioni Arianna
1 febbraio 2017
Illustrato
184

Prefazione

A partire dagli anni Settanta, in un arco di tempo abbastanza breve, la Sicilia cambia radicalmente. Dall’immobilità secolare del mondo contadino si passa – così, dall’oggi al domani – al nuovo corso della modernità che prestissimo diventa postmodernità per farsi poco dopo globalizzazione e infine glocalizzazione. Per quest’ultima, recentemente è parso che un nuovo bisogno di “località radicata” avrebbe ben presto determinato un ritorno al mondo (fisico e culturale) di una volta. Così non è stato. Ed è successo che quanti, invece, non si erano mai allontanati da quel mondo (ormai più fisico che culturale) non hanno visto (e non vedono) che spopolamento e impoverimento dei luoghi “dell’interno”, sempre più marginali e ad arte marginalizzati anche (e simbolicamente) da una “non-politica” della viabilità.

“Damiana” – Vincenzo Muscarella – recensione del libro

Ci sono libri che sembrano nascere da soli, con i loro personaggi che premono per venir fuori e quasi partorirsi da sé: “Damiana” è uno di questi. Opera prima di Vincenzo Muscarella, ed. Arianna 2017, è già alla sua terza edizione, con grande e inaspettato successo di pubblico. Un libro complesso, nonostante la sua struttura semplice, di impianto tradizionale, dalla trama avvincente ma che al tempo stesso si legge con fatica, col fiato sospeso, per la sua durezza e per la sua verità.

Durezza e verità che ci immergono in uno dei tanti paesi della Sicilia più profonda, raccontata dal Dopoguerra fino agli anni ’70, anni di svolta per una terra che in molti modi, spesso convulsi, ha dovuto fare i conti con il retaggio di un sistema di vita arcaico, basato sul predominio di pochi e la silente obbedienza di molti. Il bisogno, che, nella sua accezione estrema, ha spinto tanti nostri conterranei a subire in silenzio la sopraffazione e lo svuotamento totale di ogni dignità e-o autonomia, è incarnato nel racconto dalla figura di Pinuzzo.

Questi è padre e marito che non vende soltanto la sua persona al potere mafioso della famiglia dominante, di cui don Lillino è l’epigono vile e grottesco, ma, si direbbe, vende la sua anima stessa, la sua umanità. Ciò comporterà in lui una metamorfosi raccapricciante che lo porterà a coprire lo stupro di sua figlia quattordicenne a opera del suo capo, mediante atti intimidatori e violenti che faranno della sua famiglia e della sua casa uno scenario da tragedia greca.

La nostra protagonista, Damiana, incarna l’archetipo di donna mediterranea forte e passionale, tenacemente attaccata agli affetti familiari, custoditi gelosamente e religiosamente. Ma è un archetipo che fa i conti con la storia, donna intelligente che comprende il valore della cultura che dà, dopo secoli di silenzio, finalmente parola alle donne, e possibilità di autodeterminarsi. Sarà lei a intuire le potenzialità della figlia e a spronarla a continuare gli studi, lei che riuscirà a farla uscire dal terribile mutismo in cui l’ha precipitata la violenza subita, lei che si opporrà alla vita bieca e bestiale del marito, lei che manterrà annodati i fili delle relazioni familiari, cercando disperatamente una normalità che curi, che sani, che renda dicibile e vivibile lo scempio di ogni fiducia.

Toccherà a Damiana, donna e madre, mettere a posto le cose. Lo farà con un’azione indiretta che solo la più cupa disperazione può dettare e giustificare. Ma, in fondo, è proprio quella disperazione, per la quale anche noi soffriamo insieme alla protagonista del romanzo, che finisce quasi per rendere accettabile ai nostri occhi la sua drammatica decisione, forse anche perché l’autore riesce a farci entrare da subito in empatia con una donna straordinaria che prende in mano la situazione e cerca una via d’uscita finché, alla fine, in qualche modo, la trova.

Insieme a lei anche il fratello Niria, altra vittima designata nella sua ricerca di una vita di lavoro più giusta, in un mondo in cui il lavoro, bene prezioso e raro, sembra una concessione feudale senza controparte e senza possibilità di giustizia. Un uomo che pretende di essere pagato per il lavoro effettivamente svolto e che osa sfidare il capo quando viene informato della violenza subita dalla nipote, peraltro quasi sua coetanea, deve essere messo a tacere per sempre, ma prima di morire deve essere oltraggiato nella dignità di cui si è fatto portavoce. E lo scempio prosegue.

A questo punto Damiana non ha scampo. La sua vita nel labirinto non ha più spazio di movimento. Don Lillino riprende persino a farsi vedere a casa sua. Non c’è riparo e non c’è futuro. Dalla sua disperazione si fa strada una speranza, poi un’idea, poi una scelta. E ancora una volta tutto questo peso ricadrà su di lei. Noi non approviamo la sua scelta, ma ci asterremo dal giudicarla colpevole.

Ringraziamo Alessandra Aglieri per aver curato la recensione di “Damiana” di Vincenzo Muscarella.

Siete in cerca di qualche bella novità da leggere questo mese? Date un’occhiata alla nostra sezione dedicata per trovare tanti nuovi libri da noi recensiti e consigliati. Buona lettura 🙂

In pillole

Stile
Contenuti
Struttura

 


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.