Che cosa diranno i vicini? di Barbara Vasco

Che cosa diranno i vicini? di Barbara Vasco

Che cosa diranno i vicini? Book Cover Che cosa diranno i vicini?
Barbara Vasco
Elliot
25/10/2017
320

Sinossi

In questa commedia nera densa di umorismo, il protagonista Michele Garapali lavora per una compagnia di assicurazioni e il suo compito, che unisce sensibilità e statistica, consiste nell’individuare i potenziali suicidi tra chi richiede una polizza sulla vita. Arriva il giorno in cui è lui a decidere di ammazzarsi, ma farlo da solo gli sembra impossibile. Forse nel suo palazzo c’è qualcuno che potrebbe fare al caso suo, perciò quale miglior occasione per mettere a frutto la sua lunga esperienza? Nello stabile di Via Brioschi tutti mentono per coprire rinunce, vergogna e mediocrità, ma non sanno che l’inquilino del quinto piano ha bisogno delle loro bugie per realizzare il proprio macabro progetto; né immaginano, quando decidono di affidarsi a lui per una polizza condominiale, che questa decisione farà scoperchiare le menzogne con cui hanno cercato sinora di rimanere a galla. Fino all’ennesima fandonia di gruppo, con cui riusciranno a dimostrare che la verità, in fondo, è sopravvalutata.

Che cosa diranno i vicini? La corroborante penna di Barbara Vasco ci regala una coinvolgente black comedy fitta di intrighi e menzogne infettanti.

Che cosa diranno i vicini? è una commedia nera densa di humor macabro edita da Elliot Edizioni, proveniente dalla sagace mente di Barbara Vasco. Viaggiatrice indefessa, ha sempre amato e vissuto immersa nel mondo della scrittura lavorando inizialmente come redattrice, e attualmente come insegnante di lettere.

Il romanzo è ambientato a Milano, precisamente in un condominio posto in Via Brioschi. Il protagonista è Michele Garapali, un soggetto estremamente complesso ma nonostante questo (…o forse proprio per questo) decisamente credibile.

Anche lui, come i leporidi, amava starsene per i fatti suoi. La solitudine era un dono che metteva al riparo dalla banalità ma pochi riuscivano a capirlo a Milano, dove gli happy hour avevano reso socialmente inaccettabile il desiderio di stare un po’ con se stessi dopo una giornata di lavoro.

I personaggi secondari, ovvero tutti i condomini con cui faremo conoscenza durante la lettura di Cosa diranno i vicini? sono scrupolosamente descritti. Ci troviamo innanzi ad una commedia spiazzante, si ride ma a fine pagina ci si chiede perché? dato che i temi trattati sono seri e tutt’altro che comici. Ci si scontra con la vita vera, con tristi debolezze umane, con la paura di non arrivare a fine mese, con acerbe meschinità e provocatorie bassezze. È un libro che tra le sue pagine racchiude un’ umanità ostile ed ordinaria ma che, grazie allo stile ameno di Barbara Vasco, viene avvolta da un’addolcente vena umoristica.

Se solo avesse avuto qualche possibilità di successo, avrebbe chiesto a suo padre di prestargli l’appartamento per qualche ora. Ma questo, sfortunatamente, era impossibile: alle ventuno in punto cominciava su RaiTre Chi l’ha visto e i suoi genitori non se lo sarebbero perso per nulla al mondo. Nemmeno per un figlio quarantatreenne che aveva invitato a casa una donna, e che per un’assurda dimenticanza non le aveva detto di vivere con i suoi genitori.

La Del Brivio sarebbe stata lì verso le ventuno e trenta. A quell’ora i suoi genitori sarebbero stati in camera da letto a vedere la tivù, e Mondoboia cominciò a chiedersi se ci fosse ancora una speranza di salvare la serata.

Tante risate e pillole di riflessione dunque, in una storia in cui niente viene lasciato al caso. Con uno stile molto fluido ed un ritmo incalzante, pagina dopo pagina Barbara ci conduce verso un finale spiazzante ed inimmaginabile. È un romanzo che ci ha piacevolmente stupite per l’accuratezza con cui è stato scritto, merce rara oggigiorno. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di indagare un pochino e fare qualche domanda all’autrice.

Barbara Vasco risponde alle nostre domande in merito alla costruzione del suo libro, ma anche a qualche quesito più personale…

  • Da chi (se si può dire) hai tratto ispirazione per creare il personaggio magistralmente delineato di Michele Gaspari? Un uomo tutt’altro che banale…

Il nome di Michele Garapali è l’anagramma di quello di mio marito e, per certi aspetti, mi sono ispirata a lui per il personaggio principale del mio libro. Tra i condomini che abitano al civico 210 di via Brioschi, teatro della mia storia, Michele è l’unico che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e il proprio fallimento, senza piangersi addosso o raccontarsi bugie. Sa di non riuscire a continuare quella vita di sbagli e decide di buttarsi giù dal cornicione della finestra, senza crearsi dei “piani B” come fanno i suoi vicini di casa, che sembrano invece aver fatto proprio l’invito di Brecht “fallisci ancora, fallisci meglio!”.

  • La trama del tuo libro è originalissima; come ti è venuta in mente?

La prima regola per chi vuole scrivere è cominciare da ciò che si conosce. Ed è quello che ho fatto io: ho intrecciato le storie di otto personaggi che, in fondo, rappresentano altrettanti momenti della mia vita (il precariato, la ricerca di un figlio, la fatica di conciliare lavoro e famiglia, il desiderio di scrittura, il fallimento in università, l’insoddisfazione per come è diventata la scuola pubblica italiana ecc). Ho immaginato tante situazioni diverse tra loro, dopodiché ho cercato di capire come potessi mescolare i vari racconti e dargli una cornice. Michele Garapali mi è venuto in aiuto diventando il deus ex machina: è lui che guida gli altri personaggi, che fa precipitare gli eventi, che smaschera i bugiardi.

L’idea di ambientare il romanzo in un palazzo milanese è nata, invece, dopo aver partecipato all’ennesima riunione di condominio. Mi sono resa conto di quanto sia innaturale, e quasi perverso, vivere impilati in un appartamento sopra all’altro, e di come questa situazione di cattività porti la gente a tirare fuori il peggio di sé. Le assemblee condominiali sono spesso l’occasione per sfogare le proprie frustrazioni e mettono in scena la nostra difficoltà a essere tolleranti nei confronti degli altri e ad abitare l’uno accanto all’altro . Il mio ex caposcala era una persona orribile come il signor Zorma; e quella sera, nel sottoscala, vedendolo sbraitare contro i vicini più giovani per i motivi più futili, ho deciso che i miei personaggi avrebbero avuto in comune lo stesso indirizzo di casa, oltre che la medesima inclinazione al fallimento e alla menzogna.

Quella sera ho deciso anche di cambiare casa; ma questa è un’altra storia.

  • La vita dei tuoi personaggi si intreccia e rintraccia più volte durante la narrazione; è stato difficile seguire le varie tracce?

La prima parte del romanzo è odissiaca, nel senso che segue le storie dei vari personaggi attraverso il Ticinese fino al silenzio dei loro appartamenti, cercando di capirne le sofferenze e smascherarne le bugie. La seconda, invece, è iliadica, perché gli otto protagonisti si raccolgono attorno alla Cascina Campazzo e qui vivono un vero e proprio assedio (quello della polizia ma, a conti fatti, anche quello della vita). La seconda parte è stata indubbiamente più difficile da scrivere perché volevo che i miei personaggi riuscissero finalmente a gettare la maschera, a non preoccuparsi più di quello che avrebbero detto i vicini, e a fare gruppo. Ma non potevo dargli un finale consolatorio, perché sono dei perdenti e il fallimento è scritto nel loro dna. Per cui ho tribolato un po’, finché non ho trovato per loro una conclusione che ha il sapore di una tragedia ma che li ha resi finalmente parte di un progetto più grande.

  • Hai sempre avuto il mente questo finale?

Non avevo la minima idea di dove mi avrebbe portato questa storia. Mi chiedevo se fosse giusto lasciare in vita Michele, o dargli finalmente la possibilità di buttarsi giù dal cornicione. Sapevo che nessuno dei suoi vicini di casa aveva davvero intenzione di ammazzarsi, nonostante le loro vite a brandelli, perché tenacemente attaccati ai loro “piani B”, con cui cercano di riscattarsi e di voltare pagina. Ma su Michele continuavo ad avere dei dubbi. E poi ho deciso. Qualcuno doveva pur morire… e ho fatto fuori l’unico personaggio che mi sembrava degno di questa fine.

  • L’umorismo che permea queste pagine è ben calibrato ma si nota tra le righe una certa spontaneità; sei così anche nella vita di tutti i giorni?

Adoro lo humor nero, mi piace cogliere i lati più assurdi della vita e mi diverte molto osservare le idiosincrasie delle persone. Non ho prove scientifiche a riguardo, ma credo che l’adattamento darwiniano ci abbia portato ad essere tutti un po’ autistici nei nostri comportamenti e nel modo in cui viviamo le nostre emozioni. Facciamo sempre più fatica a interagire con gli altri, diciamo quasi sempre la cosa sbagliata nel modo peggiore che ci possa venire in mente, abbiamo interessi sempre più ristretti e solitari.  Tutto questo è molto desolante ma offre infinite occasioni per racconti stralunati.

  • Che rapporto hai con i tuoi vicini?

La convivenza con i miei ex vicini di casa mi ha portata a immaginare otto inquilini da spingere giù dal quinto piano di un palazzo, per cui sarei poco credibile se dicessi che li amavo…  Da due anni mi sono però  trasferita in un altro quartiere e per ora non ho immaginato di far morire nessuno di loro nel libro che sto scrivendo.

  • Cosa rappresenta per te la scrittura?

Come tutte le mamme lavoratrici corro dalla mattina alla sera e faccio molta fatica a ritagliarmi degli spazi. Scrivere è il mio modo di ricaricare le batterie.

  • Progetti letterari futuri?

Un libro in cui cercherò nuovamente di raccontare come l’unico modo per riuscire a sopravvivere sia, volenti o nolenti, legare il nostro destino a quello degli altri.

 

Ringraziamo Barbara Vasco non solo per aver risposto alle nostre domande, ma per averlo fatto in modo così appassionante. Non possiamo che augurarle un brillante futuro come autrice, mentre rimaniamo in attesa del suo prossimo romanzo! 🙂 Per quanto riguarda voi lettori, siete appassionati di suspense? Allora vi consigliamo vivamente di proseguire la lettura con Nostalgia del sangue del misterioso Dario Correnti.


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